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sabato 3 Ottobre 2026

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Ambiente

Viterbo in testa a Italia per consumo di suolo, 424 ettari persi nel 2026

Viterbo registra il maggiore consumo di suolo in Italia con 424 ettari persi nel 2026, secondo Ispra.

La provincia di Viterbo si conferma al primo posto in Italia per il consumo di suolo nel 2026, con un totale di 424 ettari persi nell’anno, secondo i dati dell’Ispra. Il record è stato registrato in un contesto di accelerazione delle attività di cantiere all’interno della Tuscia, con un impatto significativo sull’ambiente naturale e sull’agricoltura. La trasformazione del territorio, in particolare nelle aree costiere, ha visto un incremento di aree artificiali, con un impatto che si fa sentire sul paesaggio e sull’uso del suolo.

Consumo di suolo: Viterbo in testa a tutta Italia

Secondo i dati ufficiali dell’Ispra, la provincia di Viterbo ha registrato il maggiore consumo di suolo annuale a livello nazionale, con ben 424 ettari di superficie naturale andati persi. Questo risultato è stato ottenuto grazie a un incremento significativo di aree cementificate, in particolare nei comuni costieri. Il territorio locale occupa la prima posizione assoluta della graduatoria nazionale, seguito a grande distanza dalla provincia di Sassari, ferma a quota 245 ettari, e da quella di Lecce, che chiude il podio con un incremento di 239 ettari di aree artificiali.

La crescita del cemento non si ferma nonostante la flessione demografica

Nonostante la progressiva flessione demografica che interessa molti comuni, la corsa del cemento non si ferma, staccando in modo netto i complessi industriali del nord e le grandi aree metropolitane del paese. I numeri del record nazionale nel Viterbese indicano una crescita imponente che modifica la fisionomia dei paesaggi e riduce le aree destinate all’agricoltura e al pascolo. La trasformazione del territorio, in particolare nelle aree a ridosso del litorale tirrenico, ha visto un incremento di cantieri estesi, con un impatto che si fa sentire sul paesaggio e sull’ambiente.

Le aree costiere guidano la classifica dei cantieri

La mappa interna delle trasformazioni territoriali evidenzia come la spinta principale provenga dalle aree a ridosso del litorale tirrenico, dove si concentrano i cantieri più estesi della provincia. Il comune di Tarquinia si colloca al primo posto assoluto in Italia per incremento annuale di suolo artificiale, con oltre 150 ettari sottratti all’ambiente naturale. Una dinamica simile si riscontra a breve distanza nel comune di Montalto di Castro, che si posiziona al terzo posto della classifica nazionale con 140 ettari cementificati, un’espansione legata principalmente alla realizzazione di grandi impianti tecnologici e di snodi logistici a terra.

Questi dati mettono in luce una forte accelerazione delle attività di cantiere all’interno dei confini della Tuscia, con un impatto significativo sull’ambiente e sulle attività agricole. La trasformazione del territorio, sebbene in crescita, solleva preoccupazioni per la sostenibilità e la conservazione delle aree naturali. La provincia di Viterbo, pur essendo in testa per consumo di suolo, rimane un caso di studio importante per comprendere le dinamiche di trasformazione del territorio in Italia.

Il consumo di suolo nella provincia di Viterbo rappresenta un fenomeno in crescita, con un impatto che si estende a diversi settori. L’incremento di aree artificiali ha portato a una riduzione delle superfici agricole e pascolive, con conseguenze dirette sulle attività economiche locali. La trasformazione del territorio, sebbene in parte legata a progetti industriali e logistici, solleva domande sul bilanciamento tra sviluppo e conservazione ambientale. La situazione in Viterbo mette in evidenza una tendenza nazionale, con un aumento del consumo di suolo in aree che tradizionalmente non avevano un’alta densità di attività industriali. La crescita del cemento, sebbene nonostante una flessione demografica, indica una dinamica di espansione che richiede una valutazione attenta per evitare danni irreversibili all’ambiente e al paesaggio.

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