Le piccole e medie imprese italiane si trovano a dover affrontare un contesto economico sempre più complesso, con un aumento dei costi energetici e del lavoro che rende il 2027 un anno particolarmente difficile da pianificare. L’autunno, come sottolinea il fiscalista Francesco Schimmenti, è il momento ideale per rivedere e aggiornare il budget, permettendo alle aziende di correggere la rotta prima della chiusura dell’esercizio e di pianificare con maggiore precisione il carico tributario dell’anno a venire. La gestione del budget non è più un’attività statica, ma deve diventare uno strumento dinamico, in grado di adattarsi alle variazioni di mercato e di supportare le decisioni strategiche.
Costi energetici e fiscalità: una sfida da non sottovalutare
La crescita dei prezzi dell’energia rappresenta una variabile chiave per le PMI, con un incremento del 40% per ristoranti e alberghi rispetto allo stesso periodo del 2025, per un totale di 870 milioni di euro di costi aggiuntivi. I costi di luce e gas sono soggetti a IVA e accise, spesso non calcolati correttamente, creando un disallineamento tra le spese effettive e quelle dichiarate. Per sfruttare le agevolazioni fiscali, come l’IVA al 10% per alcuni settori, è necessario avanzare una richiesta al fornitore tramite autocertificazione, una pratica che deve essere rinnovata ogni volta che cambia il gestore energetico.
Un altro aspetto cruciale è la possibilità di richiedere la rettifica delle fatture, se l’azienda ha pagato un’aliquota piena anziché ridotta. Questo può evitare di anticipare liquidità sulla base di risultati dell’anno precedente, lasciando risorse disponibili per le scadenze energetiche e altre spese. La gestione del magazzino e dei crediti insoluti, spesso sottovalutati, è un altro elemento chiave per la stabilità finanziaria. Merce obsoleta o fuori mercato può contribuire a formare utile e a soggiacere a tassazione, rendendo necessario un controllo attento.
Strategie fiscali e welfare aziendale: un’alternativa al costo del lavoro
Per ridurre il carico fiscale e mantenere la motivazione dei dipendenti, le aziende possono valutare l’introduzione di piani di welfare aziendale o premi di risultato. Questi strumenti permettono di abbattere il cuneo fiscale, fidelizzare i talenti in un mercato del lavoro altamente competitivo e ridurre il costo effettivo per l’impresa, a parità di beneficio per il lavoratore. L’articolo 1.000 euro annui di esenzione per i fringe benefit, che sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico, rappresenta un’opportunità per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti senza aumentare necessariamente il costo del lavoro.
Un euro di bonus bollette, infatti, vale più di un euro di stipendio lordo, poiché arriva netto al dipendente senza tassazione. Tuttavia, è importante rispettare la soglia di esenzione, poiché il superamento anche di un solo euro rende imponibile l’intero importo erogato. La pianificazione del welfare deve quindi essere integrata nel budget del lavoro, costruito a inizio anno e aggiornato con la stessa frequenza con cui si rivede il piano fiscale. Questo approccio permette di trasformare una voce di costo in uno strumento prevedibile e sostenibile per entrambe le parti.
La gestione del budget previsionale richiede una visione integrata, che tenga conto di ricavi, costo del personale, energia, fiscalità, investimenti e liquidità. Ogni variabile può influenzare le altre, rendendo necessario un approccio strategico e proattivo. L’aggiornamento del budget a settembre permette alle aziende di correggere la rotta e di pianificare con esattezza il carico tributario dell’anno a venire, sfruttando le opportunità fiscali e riducendo i rischi.



