La Corea del Nord ha rafforzato il suo programma nucleare senza riattivare il reattore di Taechon, come confermano dati satellitari e analisi internazionali. Il regime, sotto la guida di Kim Jong-un, ha concentrato gli investimenti su nuove capacità a Yongbyon e Kangson, permettendogli di accumulare una scorta di plutonio sufficiente per diverse decine di ordigni. La comunità internazionale, attraverso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), osserva con preoccupazione l’espansione del programma nucleare, nonostante le sanzioni che lo hanno accompagnato per vent’anni senza fermare la produzione.
La filiera del plutonio e il reattore di Yongbyon
Proprio da Pyongsan, la principale miniera di uranio del paese, parte la filiera del plutonio, che passa per il reattore da 5 megawatt di Yongbyon e arriva al Laboratorio di Radiochimica, dove il combustibile esausto viene riprocessato per estrarre il materiale per le testate. Gli esperti stimano che, in quattro decenni, si sia accumulata una scorta sufficiente per diverse decine di ordigni. Il reattore di Yongbyon, che ha funzionato ininterrottamente dal 2024, scarica acqua di raffreddamento in modo pressoché continuo, un segnale di attività intensa. Al Laboratorio di Radiochimica si registra un’attività periodica di vapore, indicativo di campagne di riprocessamento del combustibile esausto.
La Corea del Nord ha scelto di costruire nuove capacità anziché riattivare il reattore di Taechon. L’ultima analisi satellitare ha rilevato lavori di ammodernamento negli edifici amministrativi del reattore di Taechon, ma nessuna ripresa dei lavori sulla struttura del reattore vero e proprio. Il sito, congelato dal 1994, resta un guscio abbandonato, ma il suo esistere ricorda che il tetto della produzione di plutonio nordcoreano non è mai stato definito dal solo reattore in funzione. Il paese conserva, almeno sulla carta, una strada verso uno stockpile molto più ampio di quello già costruito.
Un’alleanza strategica e un isolamento diplomatico
La Corea del Nord, sotto la guida di Kim Jong-un, ha rafforzato il suo programma nucleare grazie a un’alleanza strategica con la Russia, che ha cementato un asse militare con Mosca. L’invio di truppe nordcoreane sul fronte di Kursk ha reso Pyongyang un partner difficile da isolare ulteriormente, permettendogli di continuare a costruire senza interruzioni. La comunità internazionale, attraverso satelliti e agenzie come l’Aiea, osserva con preoccupazione l’espansione del programma nucleare, nonostante le sanzioni che lo hanno accompagnato per vent’anni senza fermare la produzione.
La Corea del Nord ha espanso la sua capacità di produzione di plutonio senza interrompere le attività. Il 28 agosto l’Aiea ha comunicato al proprio Board of Governors la scoperta di un secondo impianto di arricchimento dell’uranio nel complesso di Yongbyon, capace di ospitare fino a 28 cascate di centrifughe. L’impianto, individuato confrontando le immagini satellitari del cantiere con le foto scattate durante una visita di Kim Jong Un nel giugno 2026, è diventato attivo intorno a gennaio 2026. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha parlato di «motivo di serio allarme», un linguaggio che si ripete da anni e che indica un preoccupante aumento delle capacità nucleari del paese.
Per chi ha appena camminato nelle strade di Pyongyang, resta la sensazione di un paese che vive parallelamente a questo dossier, mentre altrove, a Vienna, a Washington, nei laboratori di analisi satellitare sparsi per il mondo, si continua a misurarne ogni centimetro di cemento e ogni grammo di plutonio. La Corea del Nord, con la sua capacità di espandere il programma nucleare senza riattivare il reattore di Taechon, dimostra una strategia ben definita, che si basa su investimenti in nuove capacità e su un’alleanza strategica con la Russia. Il regime, pur essendo sottoposto a un controllo satellitare senza precedenti, continua a costruire, senza interruzioni, un arsenale nucleare che potrebbe raggiungere dimensioni molto più ampie di quanto si pensava.



