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domenica 4 Ottobre 2026

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Esteri

Ucraina intensifica attacchi contro infrastrutture russe in risposta alla nuova dottrina di Putin

Ucraina aumenta gli attacchi contro oleodotti e raffinerie russe in risposta alla nuova strategia di Mosca.

L’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture russe, in particolare gli oleodotti e le raffinerie, come risposta alla nuova strategia di Mosca, annunciata dal presidente Volodymyr Zelensky. La mossa arriva in un momento in cui le truppe ucraine stanno avanzando nella controffensiva denominata “Vivaldi” nel Donbas, una zona cruciale per la Russia. Zelensky ha dichiarato che Kiev mira a colpire obiettivi civili e logistici, in linea con una “dottrina” emessa da Vladimir Putin, che autorizza attacchi su infrastrutture, strade, scuole e ospedali, con l’obiettivo di costringere la popolazione a abbandonare Kiev e le città vicine.

Attacchi mirati alle raffinerie e alla logistica russa

Durante la notte, le forze ucraine hanno colpito una raffineria nella regione meridionale di Samara, causando danni significativi. Sono stati segnalati anche danni a una struttura di lancio e stoccaggio di droni da guerra nella regione di Oryol e a una nave commerciale nel Mar Nero. Secondo le autorità ucraine, le incursioni hanno danneggiato oltre il 45% della capacità di raffinazione russa, provocando razionamenti di carburante in alcune zone. Le truppe ucraine affermano di aver neutralizzato circa il 60% dei nuovi droni jet-powered.

La mossa ha suscitato reazioni internazionali, tra cui un intervento del presidente statunitense Donald Trump, che ha telefonato a Zelensky chiedendo di sospendere le azioni contro le raffinerie, sostenendo che questi attacchi stanno facendo lievitare i prezzi del diesel a livello globale. Nonostante le pressioni, l’Ucraina ha mantenuto la sua posizione, sottolineando l’importanza di interrompere le entrate finanziarie del regime di Mosca.

Progressi nella controffensiva e sviluppo di nuove armi

L’operazione “Vivaldi” ha permesso alle truppe ucraine di riconquistare circa 140 km² di territorio nella parte orientale del Donbas, una zona che la Russia considera imprescindibile per qualsiasi accordo di pace. Parallelamente, l’Ucraina ha lanciato per la prima volta il missile balistico tattico FP-7 prodotto da Fire Point, con una gittata di circa 250 km. Zelensky ha pressato l’azienda per accelerare la produzione del modello successivo, FP-9, che dovrebbe essere operativo entro l’autunno.

Il panorama bellico è stato inoltre complicato dall’avvento dei droni jet-powered di tipo Shahed, più veloci dei tradizionali droni a elica e mettono a dura prova le difese aeree ucraine. Le scorte di munizioni da 20 mm per i caccia F-16 e MiG stanno diminuendo. Per colmare il gap, l’Ucraina attende una prima fornitura di missili antiaerei a corto raggio nella seconda metà di ottobre e sta testando cinque nuovi prototipi di droni intercettori, di cui due hanno mostrato un tasso di successo del 30%.

Durante un incontro a Bruxelles, i rappresentanti ucraini hanno ottenuto un impegno di finanziamento per coprire un buco di 27 miliardi di dollari nel bilancio della difesa di Kyiv. Il piano prevede la riassegnazione di fondi nazionali, assistenza bilaterale e l’utilizzo di crediti derivanti dalla prossima tranche di un prestito UE da 90 miliardi di euro. Inoltre, l’Ucraina ha avviato trattative per nuovi ordini di droni in vista del 2027, garantendo così la continuità operativa delle sue forze aeree. Nonostante gli sforzi diplomatici, tra cui la proposta di un cessate-il-fuoco energetico mediato dagli Stati Uniti, Putin ha respinto ogni iniziativa di dialogo, sostenendo che la Russia continuerà a colpire obiettivi russi se Kiev non interromperà le proprie azioni. La retorica si è anche spostata verso la minaccia nucleare, con avvertimenti riguardanti l’exclave di Kaliningrad e l’uso di “tutti i tipi di armi”.

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