La Jomo, termine che significa “gioia di perdersi qualcosa”, si propone come un antidoto all’iperconnessione e alla Fomo, la paura di non essere a contatto con le esperienze altrui. In un’epoca in cui la connessione permanente è diventata quasi inevitabile, la scelta di non partecipare a un evento o di non seguire le notifiche può non essere una rinuncia, ma una decisione consapevole. La Jomo invita a smettere di vivere attraverso il confronto con le esperienze degli altri e a recuperare la capacità di riconoscere valore a ciò che si vive in prima persona.
La Jomo come alternativa alla Fomo
La Fomo, studiata da Przybylski e colleghi nel 2013, rappresenta una preoccupazione costante legata alla possibilità di non vivere esperienze considerate gratificanti. Al contrario, la Jomo propone un cambio di prospettiva: non vivere la propria assenza come una perdita, ma accettarla come una scelta. Non essere a una festa non significa necessariamente rinunciare a qualcosa di importante, ma può semplicemente voler dire aver scelto di trascorrere la serata in un altro modo. Questo approccio permette di smettere di confrontarsi con ciò che accade altrove e di riconoscere il valore della propria situazione. La Jomo non è una rinuncia, ma una scelta consapevole. In una società caratterizzata dalla connessione permanente, la possibilità di dire “questa volta non ci sono” senza provare ansia o frustrazione può diventare non una rinuncia, ma una scelta consapevole. Non ci sono commenti, inizia una discussione.
La frammentazione dell’attenzione e il confronto sociale
Attraverso i social network, siamo esposti quotidianamente a una quantità enorme di immagini, video e racconti sulle vite degli altri. Queste rappresentazioni spesso mostrano una realtà selezionata: vacanze, feste, successi, cene, concerti, nuovi acquisti e momenti di felicità vengono condivisi molto più facilmente delle giornate ordinarie, della noia, della stanchezza o delle difficoltà. In questo modo, possiamo finire per confrontare la nostra quotidianità con una rappresentazione filtrata della vita altrui, generando una sensazione di insoddisfazione permanente.
La Jomo invita a riconoscere il valore del presente. La psicologia sociale ha mostrato da tempo come il confronto con gli altri possa influenzare la percezione che abbiamo di noi stessi. Nell’ambiente digitale, questo processo può diventare quasi continuo. Da qui può nascere la sensazione che esista sempre un luogo migliore in cui essere, una persona più interessante da incontrare, un evento al quale avremmo dovuto partecipare o un’esperienza più gratificante di quella che stiamo vivendo. La Jomo, invece, propone di interrompere questo meccanismo e di riconoscere che non tutte le possibilità devono essere trasformate in esperienze personali.
La Jomo presenta alcune affinità con la mindfulness, intesa come capacità di prestare attenzione al momento presente senza lasciarsi trascinare da pensieri, giudizi e stimoli esterni. Non significa eliminare la curiosità verso ciò che fanno gli altri, ma evitare che questa curiosità si trasformi in insoddisfazione permanente. Studi recenti hanno iniziato a esaminare direttamente il rapporto tra Jomo, Fomo, confronto sociale e benessere, suggerendo che la capacità di concentrarsi sul presente possa essere associata ad alcuni indicatori positivi di benessere.
È importante, tuttavia, non trasformare la Jomo in una sorta di ricetta universale. Il rapporto tra social media, confronto sociale e salute psicologica è complesso e dipende anche dalle caratteristiche individuali e dalle modalità con cui ciascuno utilizza le piattaforme. La Jomo può quindi essere letta soprattutto come un invito a smettere di vivere attraverso il confronto con le esperienze degli altri e a recuperare la capacità di riconoscere valore a ciò che si sta vivendo in prima persona.



