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domenica 4 Ottobre 2026

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L’Etna diventa un sistema da gestire: “Non è l’Islanda e non è per tutti”

L’Etna, simbolo della Sicilia, si trasforma in un’area turistica in difficoltà a causa dell’overtourism. Un’esperienza di Mirko Messina, guida vulcanologica, svela i rischi e le sfide del turismo massivo.

L’Etna, simbolo della Sicilia e uno dei vulcani più attivi al mondo, sta vivendo un cambiamento radicale. Mentre migliaia di persone al giorno si riversano nei suoi versanti, il turismo si trasforma in un sistema da gestire, come sottolinea Mirko Messina, guida vulcanologica del progetto “Bùum”. L’accessibilità, resa possibile grazie ai mezzi di trasporto e al passaparola online, ha reso il vulcano una meta sempre più popolare, ma anche un’area a rischio di sovraffollamento e impatto ambientale.

Un turismo che ha perso la sua essenza

Un tempo scalare l’Etna era una conquista che richiedeva giorni di cammino, oggi è diventato un turismo mordi e fuggi, accessibile in poche ore. La trasformazione ha reso il vulcano un’esperienza sempre più simile a un’attrazione turistica, con conseguenze non trascurabili. “L’Etna non è l’Islanda e non è per tutti”, afferma Messina, che ha lavorato come assegnista di ricerca all’Ingv e ha esperienze anche in Islanda e in Canarie. L’esplosione del turismo sui vulcani attivi, sottolinea, va inserita in un mutamento più ampio, con effetti anche su altre aree come il Volcán de Fuego in Guatemala o il Kawah Ijen in Indonesia.

La concentrazione di visitatori ha creato una pressione enorme sull’ambiente.

La concentrazione di visitatori, soprattutto sul versante sud, ha creato una pressione enorme sull’ambiente. Secondo Messina, migliaia di persone al giorno si riversano all’interno di una delle aree vulcaniche più attive al mondo, con conseguenze dirette sulla flora e sulla fauna. “Tanti animali hanno cambiato le proprie abitudini diventando da diurni a notturni per evitare il contatto con la folla”, spiega. I mezzi a motore, i rifiuti e l’uso di plastica contribuiscono a un impatto ambientale che non può essere ignorato.

Un turismo responsabile e diffuso

Per rispondere a questi problemi, Bùum propone un turismo omogeneo, diffuso e responsabile. L’obiettivo è creare consapevolezza sulle azioni dei visitatori e spiegare cosa significa trovarsi all’interno di un’area naturale così particolare. “Un lavoro di divulgazione e istruzione che dovrebbe riguardare anche chi vive ai piedi dell’Etna”, sottolinea Messina. La guida, che condivide la stessa filosofia con altri soci, cerca di capire il background del cliente e di offrire itinerari più idonei, evitando percorsi potenzialmente rischiosi.

La strada indicata non è quella di chiudere l’Etna, ma di gestire meglio il flusso di visitatori.

La strada indicata non è quella di chiudere l’Etna, ma di gestire meglio il flusso di visitatori. “Non possiamo restare confinati a una certa mentalità che porta a chiudere tutto perché non abbiamo il modo e la consapevolezza di gestire una situazione che ci invidiano in tutto il mondo”, sostiene. L’esperienza in Islanda, dove si prevede la chiusura dell’area e si organizzano percorsi con volontari, rappresenta un modello da considerare. La preparazione dei visitatori è un altro aspetto cruciale. Molti si presentano a 1.800 metri con pantaloncini e maglietta, senza considerare che il percorso può portarli fino a 3.000 metri di quota. “Proviamo a spiegargli che deve essere attrezzato quantomeno da escursionismo base”, dice Messina. Anche la preparazione fisica viene talvolta sottovalutata, con casi di malori causati dalla mancanza di ossigeno a quote elevate.

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