La politica e le armi, un binomio che non può essere normalizzato, è il tema centrale della critica avanzata da AVS Europa Verde nei confronti dell’iniziativa “Accademia dei Futuristi” promossa da Futuro Nazionale Basilicata a Tolve. L’evento, svoltosi il 3 ottobre 2026 presso il poligono di tiro di Pezzano, ha visto la partecipazione di giovani under 30, con sessioni pratiche di familiarizzazione con armi corte e una competizione denominata “Trofeo dei Futuristi”. Delia D’Eugenio, portavoce provinciale di AVS e consigliera comunale di minoranza, ha espresso preoccupazione per l’associazione tra militanza politica e pratica delle armi, ritenendo che si tratti di un messaggio pericoloso per le nuove generazioni.
Un messaggio pericoloso per i giovani
Secondo AVS Europa Verde, l’idea di utilizzare un poligono di tiro come luogo di formazione e aggregazione per i giovani non è neutra, ma rischia di normalizzare l’uso delle armi come strumento di sicurezza o potere. D’Eugenio ha sottolineato che la politica ha il dovere di educare i giovani alla partecipazione democratica, non alla fascinazione per la forza o al maneggio delle armi. La formazione deve insegnare a pensare con la propria testa, non a temere o ad apprezzare l’arma. Iniziative come questa, invece, usano la scorciatoia del brivido dell’arma e la fascinazione della forza per attrarre i giovani, mascherando da momenti formativi un messaggio pericoloso.
La responsabilità politica e culturale
La scelta di coinvolgere la fascia degli under 30 in un evento che include l’uso di armi è vista come una responsabilità politica enorme. D’Eugenio ha sottolineato che il rischio concreto è quello di sdoganare l’idea che l’arma sia uno strumento ordinario di sicurezza, autodifesa o forza personale. Non basta giustificare l’iniziativa con il pretesto dell’“uso responsabile e sicuro”. La vera questione politica e culturale è capire perché si scelga proprio un poligono di tiro come luogo di ritrovo e formazione per i giovani. L’associazione tra capacità di utilizzare un’arma da fuoco e momento di aggregazione e militanza politica non è un messaggio neutro.
AVS Europa Verde ritiene che l’iniziativa di Futuro Nazionale Basilicata non solo non promuova la formazione civica, ma possa anche indottrinare i giovani, portandoli a credere che la sicurezza e l’aggregazione passino dalla potenza delle armi, invece che dalla coesione sociale. «Il compito della politica è far crescere cittadini liberi, critici e responsabili, non certo normalizzare l’uso delle armi tra i nostri ragazzi», ha concluso D’Eugenio. La critica di AVS Europa Verde si pone come un monito per una politica che deve scegliere tra formazione e indottrinamento, tra coesione sociale e fascinazione per la forza.
La politica ha il dovere di avviare le nuove generazioni alla partecipazione democratica, non alla fascinazione per la forza o al maneggio delle armi. Associare la capacità di utilizzare un’arma da fuoco a un momento di aggregazione e militanza politica non è un messaggio neutro. La formazione deve dare ai giovani gli strumenti per pensare con la propria testa, non per apprezzare l’arma. L’idea di utilizzare un poligono di tiro come luogo di formazione e aggregazione per i giovani non è neutra, ma rischia di normalizzare l’uso delle armi come strumento di sicurezza o potere.
Delia D’Eugenio ha sottolineato che la differenza abissale tra fare vera formazione e fare indottrinamento ai nostri ragazzi è fondamentale. «Fare formazione significa dare ai giovani gli strumenti per pensare con la propria testa, insegnare loro il valore della Costituzione, la forza del dialogo e la bellezza di costruire una comunità unita», ha spiegato. Iniziative come questa, invece, usano la scorciatoia del brivido dell’arma e la fascinazione della forza per attrarre i giovani, mascherando da momenti formativi un messaggio pericoloso.



