Un dirigente medico è stato assolto per truffa da oltre 10mila euro dopo un processo che ha visto la completa smentita delle accuse mosse dalla Procura di Cassino. L’uomo, all’epoca dei fatti in servizio presso il reparto di pronto soccorso dell’ospedale Dono Svizzero di Formia, era accusato di aver rilasciato certificati di idoneità alla pratica sportiva non agonistica senza le prescritte autorizzazioni, con il conseguente danno all’Azienda Sanitaria di Latina. La sentenza, pronunciata venerdì 2 ottobre, ha accolto in toto le tesi della difesa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Accuse iniziali e contestazione
La Procura aveva contestato al medico l’organizzazione di una truffa ai danni dell’Azienda Sanitaria di Latina, sostenendo che avesse ottenuto un profitto ingiusto per un importo superiore ai diecimila euro. L’indagine, condotta dai carabinieri del Nas di Latina, era nata da controlli in palestre dell’estremo sud pontino, dove erano state svolte visite mediche finalizzate al rilascio di certificati di idoneità. Secondo l’ipotesi accusatoria, il medico avrebbe rilasciato tali certificati dietro compenso, senza le autorizzazioni previste. La Asl di Latina si era costituita parte civile nel corso del procedimento, ma le accuse sono state completamente smentite dal verdetto finale. L’attività investigativa aveva portato alla luce un quadro accusatorio che, nel corso del dibattimento, si è rivelato infondato e privo di basi concrete.
La difesa e i riscontri documentali
L’avvocato Domenico Di Tano, difensore del medico, ha sottolineato come il quadro accusatorio fosse progressivamente venuto meno in sede dibattimentale. La condotta del camice bianco è stata assolutamente trasparente, ha spiegato il legale, aggiungendo che con rigorosi riscontri documentali è stata dimostrata la piena legittimità dell’operato del suo assistito. L’avvocato ha riuscito a provare che la condotta del medico non aveva violato la legge né arrecato un danno all’azienda sanitaria, riconducendo l’intera vicenda nell’alveo della piena regolarità.
Il dibattimento è stato caratterizzato dall’esame di numerosi testimoni, tra cui dirigenti della Asl che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti. La difesa ha sottolineato come le accuse fossero state costruite su ipotesi non verificate e non supportate da prove concrete. La sentenza ha accolto in toto le tesi della difesa, confermando l’assoluzione del dirigente medico. La sentenza, emessa dopo la rituale camera di consiglio, ha concluso un processo che ha messo in luce l’importanza della trasparenza e della correttezza professionale. Il medico, pur essendo stato accusato di un reato grave, ha dimostrato di agire in piena conformità alle normative vigenti. L’assoluzione, con la formula più ampia, ha sancito l’insussistenza delle accuse e la piena legittimità delle sue azioni.



