Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

lunedì 5 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Lavoro e scuola

Scuola come presidio del quartiere: 76 istituti e 27mila bambini contrastano la segregazione

Un progetto di 76 scuole e 27mila bambini contrasta la segregazione scolastica con iniziative di inclusione e apertura al quartiere.

Da tre anni, 76 istituti scolastici e circa 27mila bambini e ragazzi stanno partecipando a un progetto che mira a contrastare la segregazione scolastica. L’obiettivo non è solo redistribuire gli alunni, ma trasformare la scuola in un presidio del quartiere, un luogo aperto a tutti, dove si costruiscono relazioni e si promuove l’inclusione. Il bando “Vicini di scuola”, promosso da Con i Bambini, ha stanziato 10 milioni di euro per sostenere iniziative che valorizzino la didattica, le relazioni e l’integrazione tra famiglie e scuola.

La scuola come luogo di incontro

Le esperienze che si stanno sviluppando in diversi territori mostrano come la scuola possa diventare un punto di riferimento per l’intero quartiere. A Chiavari, il progetto “Road Map – Percorsi possibili per l’inclusione”, coordinato da Valentina Paniccià, ha reso gli spazi scolastici accessibili anche agli alunni di un altro istituto comprensivo, creando occasioni di incontro tra bambini e famiglie che normalmente non si conoscono. «Le attività pomeridiane sono state aperte a tutti, permettendo di costruire legami e relazioni», spiega Paniccià.

Relazioni e inclusione come strumenti di trasformazione

Un elemento chiave del progetto è la valorizzazione delle relazioni: tra compagni, tra alunni e insegnanti, tra docenti e famiglie. «Puntare sulla creazione di relazioni può favorire il superamento di alcuni stereotipi e contribuire a costruire legami e rapporti di fiducia», afferma Paniccià. Questo approccio ha portato a un cambiamento profondo: la scuola non è più solo un luogo di apprendimento, ma un presidio sociale che si estende al quartiere. «Magari l’utenza con la stessa composizione sociale di prima ma nel frattempo sono profondamente cambiati il modo di fare didattica, le relazioni con le famiglie, il rapporto con il territorio, il benessere degli alunni», osserva.

Le figure educative del privato sociale, come mediatori linguistici e culturali, educatori e pedagogisti, giocano un ruolo fondamentale. «L’idea è che non siano figure chiamate a gestire situazioni emergenziali, quando c’è il bambino neoarrivato che non parla italiano o quando una famiglia non riesce a orientarsi nei servizi, ma siano parte della capacità ordinaria della scuola di accogliere e accompagnare», spiega Paniccià.

La scuola come presidio territoriale

Un altro aspetto chiave del progetto è l’apertura della scuola al quartiere. «Funzionano quelle esperienze che fanno sì che la scuola diventi un vero e proprio presidio territoriale, per l’intero quartiere in cui è inserita», afferma Paniccià. Attività sportive, culturali, sostegno scolastico, italiano per le famiglie, occasioni di incontro: queste sono le attività che rendono la scuola un luogo di inclusione e di condivisione. «La scuola non chiude le porte al termine delle lezioni», spiega. Alcuni progetti, come “Facciamone di tutti i colori! Moltiplichiamo i luoghi dell’inclusione” a Siracusa o “Nuovo Orizzonte” a Genova, hanno introdotto figure educative che fungono da ponte tra scuola e territorio. «Hanno inserito la figura del “facilitatore scolastico”, una figura educativa del privato sociale che coopera con gli insegnanti e fa da ponte tra scuola e territorio», racconta Paniccià.

Queste iniziative non solo migliorano l’integrazione, ma anche la percezione della scuola come luogo di benessere e di crescita. «A volte quello che noi scambiamo per disinteresse in realtà è rispetto: solitamente in queste famiglie c’è un grande investimento sulla scuola dei figli», osserva Paniccià. L’obiettivo è far sì che la scuola sia conosciuta per quello che offre a tutta la comunità. Il progetto “ScooP” a Milano, coordinato da una cooperativa sociale, ha creato un coordinamento tra otto istituti comprensivi per la gestione delle iscrizioni. «Stanno lavorando per far sì che questo coordinamento territoriale possa restare attivo anche dopo la conclusione del progetto», conclude Paniccià.

Leggi anche