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martedì 6 Ottobre 2026

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Politica

La campagna elettorale si costruisce su fatti non accaduti

La campagna elettorale italiana rischia di basarsi su frasi mai pronunciate e immagini ritoccate.

La prossima campagna elettorale italiana rischia di girare intorno a frasi mai pronunciate, programmi mai scritti e immagini ritoccate. Per fabbricarli basta un titolo, e poi qualcuno che lo faccia girare. È quanto emerge da un’analisi che mette in luce come la disinformazione si diffonda in modo veloce e sistematico, spesso senza alcun controllo. L’Italia non è la Serbia né la Lettonia, e nessuna di queste analisi dimostra che da noi stia succedendo lo stesso. Tuttavia, i meccanismi sono simili: si inventa una posizione dell’avversario e si discute di quanto sia scandalosa.

Disinformazione e falsità in circolazione

Un commentatore ha perfino messo in giro i «cinque punti reali» del programma della lista studentesca. Uno era cacciare dagli asili i figli degli iscritti al partito di governo. È falso, ma la paura è arrivata prima che qualcuno chiedesse di leggere il programma vero. Il meccanismo è semplice: si inventa una posizione dell’avversario e poi si discute di quanto sia scandalosa. Chi viene colpito insegue, smentisce, spiega, e intanto parla del tema scelto da chi l’ha falsificato.

Le false notizie si diffondono rapidamente, spesso senza traccia di origine. La Lettonia, che ha votato sabato, aggiunge qualcosa. Secondo Re:Baltica, la propaganda russa e bielorussa ha raccontato su TikTok e Telegram un paese che dà tutto all’Ucraina. Il punto è che i partiti di casa hanno fatto lo stesso lavoro da soli: aggressioni di immigrati mai avvenute, video generati con l’intelligenza artificiale, obblighi inesistenti attribuiti alla Convenzione di Istanbul.

Il riciclaggio delle false notizie

Il riciclaggio è un altro elemento chiave. DFRLab ha seguito una falsa notizia attribuita a Politico, secondo cui l’Europa avrebbe respinto i pomodori armeni. In 29 ore è arrivata in diciotto lingue ed è finita in un talk show della tv di Stato bielorussa. L’embargo, in realtà, l’aveva deciso Mosca. Il nome di una testata vera era servito a rovesciare un fatto vero. La verità viene spesso sovrastata da una narrazione fatta di falsità e manipolazione. Per questo tocca ai giornalisti fare di più che contare i minuti concessi ai partiti. Devono contare anche le falsità lasciate passare, risalire alla prima fonte, accorgersi quando dieci siti ripetono la stessa notizia, dare alla smentita lo stesso spazio dell’accusa. Non è eccesso di zelo: il mestiere di giornalista è questo.

Il conduttore che si limita a passare il microfono fa parte della catena di distribuzione. Se il programma dell’avversario lo scrive chi vuole screditarlo, la scheda è già truccata prima che qualcuno entri in cabina. Immigrazione, sicurezza, carovita, Europa, Ucraina: il pubblico pronto a crederci c’è già. E per servire il Cremlino non servono istruzioni da Mosca, basta che una bugia convenga a chi la rilancia. Ogni giorno interveniamo nel dibattito pubblico contro il bipopulismo italiano, grazie al contributo dei nostri lettori e agli iscritti al Club. Oggi tocca a te. Abbonati a Linkiesta per continuare a seguire la verità in un mondo in cui si fanno finta di non sapere.

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