Il caso Garlasco, noto per le continue sorprese e i colpi di scena, si complica ulteriormente con nuovi elementi emersi nel corso delle indagini. Dopo la scoperta di due esiti negativi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, esistenti ma mai consegnati, si sono aggiunte informazioni sconcertanti sulla distruzione degli eluiti senza autorizzazione nel 2016, sotto decisione del Colonnello Marino, sei anni prima del dovuto. Inoltre, è emersa una consulenza psicologica sul condannato mai depositata e mai richiesta dalla Procura, che ha contribuito a costruire un ritratto di Stasi non conforme alle verità note. La questione, che di per sé suscita preoccupazione, assume un peso ancora maggiore in quanto nel 2007 era stato lo stesso Ris a mettere nero su bianco una disposizione diversa.
Distruzione di provette senza autorizzazione
La distruzione degli eluiti, cioè delle soluzioni liquide ottenute durante l’estrazione del DNA dalle tracce analizzate, sarebbe avvenuta nel 2016 su disposizione dell’allora tenente colonnello Alberto Marino, sei anni prima che arrivasse l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria alla distruzione dei reperti. La decisione, dunque, risalirebbe a un momento in cui non c’era ancora un’ordinanza del giudice che ne disponesse lo smaltimento. La circostanza emerge dalla relazione del comandante del Ris di Parma, il colonnello Matteo Donghi, trasmessa alla Procura di Pavia. Donghi ha ricostruito la vicenda chiedendo informazioni a chi all’epoca lavorava nel reparto: il 14 ottobre 2025 il luogotenente Massimiliano Stabile gli ha riferito che l’ordine di alienare gli eluiti era stato impartito da Marino dopo l’assunzione del comando della Sezione biologia, nel maggio 2016.
Il punto è che il via libera della magistratura alla distruzione dei reperti sarebbe arrivato soltanto nel 2022. Nel 2021 il giudice dell’esecuzione aveva comunicato alle parti l’imminente distruzione, dopo che la condanna di Alberto Stasi era diventata definitiva. La difesa, attraverso l’avvocata Giada Bocellari, si era opposta chiedendo di conservare alcuni materiali e aveva domandato anche la restituzione delle biciclette sequestrate. La Corte d’assise d’appello di Milano accolse in parte l’istanza, restituendo le biciclette ma autorizzando la distruzione degli altri reperti.
Discrepanze nelle misurazioni del piede di Sempio
Un altro aspetto che ha suscitato interesse riguarda le misurazioni del piede di Andrea Sempio. L’impronta della scarpa repertata sulla scena del delitto presenta una larghezza massima indicata nella consulenza intorno ai 9-9,5 centimetri, mentre la pianta del piede di Sempio supera gli 11 centimetri. Questo contrasto solleva interrogativi sulla compatibilità tra la misura del piede e quella dell’impronta. I consulenti della Procura hanno posto una domanda: quanto è larga realmente una scarpa di Sempio all’interno? Il numero della calzatura, infatti, non è sufficiente per stabilire se un piede possa essere contenuto al suo interno. La forma della scarpa, il modello e soprattutto la larghezza effettivamente disponibile per il piede possono cambiare il risultato.
Per questo, dopo aver individuato marca e modello delle calzature utilizzate da Sempio, i consulenti della Procura hanno chiesto di poterle esaminare e misurare. Palmegiani aveva già analizzato le scarpe, ma nelle verifiche successive l’attenzione si è spostata sulla misurazione interna, non soltanto su quella esterna della suola (sono due misurazioni diverse). E qui arrivano i numeri mostrati in tv: per le quattro calzature esaminate, tutte indicate come taglia 44, le misure del sottopiede oscillano tra 8,83 e 9,30 centimetri, mentre quelle del plantare vanno da 9,08 a 9,88 centimetri. Le misurazioni esterne, invece, sono comprese indicativamente tra 9,40 e 10,61 centimetri.
Il confronto è quindi immediato: da una parte ci sono scarpe il cui spazio interno misurato nella zona considerata arriva, a seconda del modello e della parte della calzatura esaminata, a meno di 10 centimetri; dall’altra c’è un piede che nelle misurazioni antropometriche risulta largo 11,3 centimetri a destra e 11,5 a sinistra. Questo non significa automaticamente che Sempio non potesse indossare quelle scarpe. La questione che i consulenti stanno cercando di verificare è più precisa: capire quale rapporto ci sia tra la reale conformazione del piede, la struttura interna della scarpa e la larghezza dell’impronta lasciata a terra.
È un passaggio importante perché l’impronta “a pallini” diventa così oggetto di un confronto che non riguarda soltanto il numero della scarpa, ma anche la sua effettiva geometria e le



