La Corte d’Appello di Milano aveva disposto lo stop dell’area a caldo dell’impianto siderurgico di Taranto, per la presenza di oltre 2.000 chili di amianto e per alcune norme ambientali ritenute insufficienti. Il procuratore generale della Cassazione ha espresso un parere non vincolante, che apre all’accoglimento dei ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d’Italia contro il decreto. Secondo il pg, i pericoli per la salute e per l’ambiente sono stati “presunti” a partire da dati epidemiologici del passato, senza considerare studi più recenti.
La dispersione di amianto non è accertata
Il procuratore generale ha sottolineato che la dispersione di amianto non è stata verificata e che i rischi per la salute non sono stati dimostrati. I cowper, gli impianti utilizzati per preriscaldare l’aria, non sono stati accertati come fonti di emissione di fibre pericolose. Secondo il parere, la Corte d’Appello ha dedotto una pericolosità in astratto, senza esaminare le condizioni attuali di produzione.
La Corte d’Appello ha basato la sua decisione su dati obsoleti e non confrontati con nuovi studi.
La Corte d’Appello ha ignorato lo studio più recente
Il parere della Procura generale ha evidenziato che la Corte d’Appello non ha preso in considerazione lo studio di VIS (Valutazione di impatto sanitario), redatto successivamente a tutti i rapporti VDS (Valutazione del danno sanitario) presi in esame. Secondo il pg, l’Autorizzazione integrata ambientale del 2025 è stata erroneamente ritenuta illegittima, senza un’analisi completa dei dati attuali. Il procuratore ha anche sottolineato che la produzione attuale dell’Ilva non raggiunge le 6 milioni di tonnellate autorizzate, ma si ferma a circa due all’anno. Questo elemento, a suo avviso, riduce il rischio per la salute, ma non ha portato alla revoca del decreto di sospensione.
Il parere non vincolante apre a nuove possibilità
Il parere presentato lunedì sera non è vincolante, ma apre all’accoglimento dei ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d’Italia. La Corte d’Appello di Milano dovrà decidere se il decreto va rivisto o cancellato. Il pg ha sottolineato che la competenza del giudice civile sussiste, quindi non si tratta di un caso di competenza esclusiva del giudice amministrativo. Il provvedimento di sospensione è stato ottemperato, e gli impianti sono stati messi in stand by. L’Ilva attende il parere della Cassazione per decidere se dovrà chiudere definitivamente o se il decreto dovrà essere modificato.
- La Corte d’Appello ha basato la sua decisione su dati epidemiologici del passato.
- Il pg della Cassazione ha sottolineato l’assenza di accertamento sulla dispersione di amianto.
- Il parere non vincolante apre all’accoglimento dei ricorsi presentati da Ilva.
La vicenda rappresenta un punto di contenzioso tra diritto alla salute e diritto al lavoro, con la Corte d’Appello che ha privilegiato il primo. Il parere della Cassazione, invece, ha messo in discussione la base dei dati utilizzati per prendere la decisione. L’Ilva attende il verdetto finale per decidere il futuro del suo impianto a Taranto.



