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martedì 6 Ottobre 2026

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Cultura

Matteo Zuppi celebra Francesco Guccini: “Servono giganti con il cuore grande”

Matteo Zuppi ricorda Francesco Guccini: “Servono giganti con il cuore grande”

Matteo Zuppi, vescovo emerito di Bologna, ha espresso un ricordo profondo e affettuoso su Francesco Guccini, il celebre cantautore italiano. L’amicizia tra i due, nata in età adulta, si basa su una fusione unica di lessico familiare – il Maestrone e il cardinale – e su viaggi e piccole avventure che hanno costruito un legame duraturo. Zuppi ha ricordato come Guccini, pur non essendo mai stato a Auschwitz, abbia condiviso un momento significativo con lui, ascoltando le parole dei bambini in quel luogo di sofferenza. L’esperienza ha lasciato un’impronta profonda, tanto da far sì che Zuppi ricordi la “banalità del bene” come esempio di coraggio e umanità.

Un’amicizia costruita su viaggi e riflessioni

La loro amicizia, come sottolinea Zuppi, è stata costruita su viaggi e piccole avventure. Un esempio memorabile è stato un viaggio a Oswiecim, dove Guccini, inciampando su una mattonella sconnessa, ha scoperto la “banalità del bene” e l’esempio di coraggio di personaggi come Perlasca, che salvò centinaia di ebrei. Questo momento ha reso più profonda la loro connessione, che si basa su una condivisione di valori e riflessioni. La poesia è sempre regalare tutto di sé, ha ricordato Zuppi, un concetto che ha reso l’amicizia unica e profonda.

Un simbolo di mondi e generazioni

Francesco Guccini, morto lo stesso giorno di Paolo VI, è per Zuppi un simbolo di mondi, generazioni e fedi. Il Papa, che ascoltò il brano “Dio è morto” e lo diffuse su Radio Vaticana, ha compreso il messaggio di speranza del testo, a differenza della Rai che non lo trasmise mai. Questo episodio ha reso ancora più profonda la connessione tra Guccini e la Chiesa. Le ideologie confondono, fanno male, ha sottolineato Zuppi, rivolgendosi all’amico maestrone.

Zuppi ha anche ricordato che la sua canzone preferita è “Il pensionato”, un brano che evoca una profonda umanità e una capacità di regalare tutto di sé. L’amicizia con Guccini, per lui, è stata un’esperienza di discrezione, garbo e eleganza antica, con una timidezza che nasconde radici di sapienza. La frase “Io non sono quando non ci sei” è per Zuppi la migliore definizione di Dio, perché si capisce solo nell’amore e nell’interrogarsi su un universo nuovo. Con queste parole, Matteo Zuppi ha espresso un omaggio sincero e profondo a un amico che ha lasciato un segno indelebile nella sua vita e nella cultura italiana. La sua voce, come quella di Guccini, è un richiamo a un mondo in cui il cuore grande è sempre più necessario, e dove la poesia è sempre regalare tutto di sé.

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