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martedì 6 Ottobre 2026

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Salute

La medicina tradizionale non risponde alle esigenze delle donne

La salute femminile è penalizzata da una medicina costruita sugli uomini. Un divario di genere nella sanità europea.

La salute femminile è penalizzata da una medicina costruita sugli uomini. Questo è il tema centrale di un dibattito che ha trovato spazio nel dibattito pubblico europeo. La medicina, per decenni, ha utilizzato un modello di paziente standard che rappresentava solo una parte della popolazione, con conseguenze che oggi emergono nei ritardi diagnostici, nell’efficacia dei farmaci e nelle difficoltà di accesso ai servizi per milioni di pazienti. La questione non riguarda solo la sfera sessuale e riproduttiva, ma coinvolge l’intero percorso di cura, dalle malattie cardiovascolari al diabete, dall’osteoporosi all’emicrania, fino alle patologie autoimmuni.

Un divario che non è solo di genere

La salute delle donne non può più essere relegata alla sola sfera sessuale e riproduttiva, sottolinea l’eurodeputata finlandese del Partito Popolare Europeo, Sirpa Pietikäinen. Membro del Parlamento europeo da diciotto anni e dell’Intergroup on Women’s Health da quindici, è convinta che il problema attraversi l’intero sistema sanitario, dalla ricerca scientifica alla diagnosi, fino all’accesso alle cure. «Per molto tempo si è semplicemente pensato che un rene fosse un rene e un cuore fosse un cuore», spiega. La medicina, costruita attorno a un modello maschile, ha prodotto conseguenze che penalizzano milioni di donne.

Le donne vengono spesso etichettate come affette da disturbi psicosomatici. Si presentano dal medico dicendo di sentirsi stanche o di non stare bene e viene chiesto loro se siano depresse o stiano attraversando un momento difficile. In realtà, potrebbe trattarsi di una malattia cardiovascolare. Il risultato è un ritardo diagnostico che, nei casi più complessi, può protrarsi per anni, con conseguenze sia sulla qualità della vita sia sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.

Le conseguenze del modello maschile

Il divario più profondo riguarda la ricerca scientifica. Per decenni, gli studi clinici e la sperimentazione farmacologica sono stati condotti prevalentemente su uomini adulti. «Per molti anni abbiamo testato i farmaci soprattutto su uomini giovani o di mezza età. Ma chi assume realmente la maggior parte dei medicinali? Le donne anziane, perché vivono più a lungo, anche se spesso in condizioni di salute peggiori», ricorda l’eurodeputata. Le differenze biologiche tra uomini e donne emergono già a livello cellulare e influenzano la risposta ai farmaci, l’evoluzione delle malattie e l’efficacia delle terapie. Una consapevolezza che, ancora oggi, fatica a tradursi nella pratica clinica.

Le donne non ricevono una diagnosi tempestiva. I sintomi non corrispondono spesso al quadro clinico tradizionale, e le donne vengono etichettate come affette da disturbi psicosomatici. Questo modello diagnostico, basato su parametri prevalentemente maschili, ha conseguenze dirette sulla salute e sulla qualità della vita delle donne. Per colmare questo divario, l’eurodeputata propone una Strategia europea per la salute delle donne. L’obiettivo è rafforzare i finanziamenti alla ricerca attraverso Horizon Europe, creare una rete europea dedicata alla salute femminile e promuovere centri specializzati capaci di raccogliere dati, condividere buone pratiche e accelerare la ricerca clinica. «Abbiamo bisogno di una strategia europea per la salute delle donne, perché non possiamo risolvere il problema concentrandoci solo sui tumori o sulle malattie cardiovascolari», conclude Pietikäinen.

La prima priorità è la consapevolezza. La seconda è la ricerca. Ogni giorno emergono nuove informazioni, ma ci sono ancora troppe cose che semplicemente non conosciamo. Perché solo comprendendo meglio le differenze biologiche e sociali che incidono sulla salute femminile sarà possibile progettare sistemi sanitari più efficaci, inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni di tutte le pazienti.

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