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martedì 6 Ottobre 2026

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Cultura

Umberto Eco e la nebbia della memoria

Una mostra a Alessandria esplora il rapporto tra scrittore e ricordo attraverso immagini e testi, ispirata al romanzo di Eco.

La nebbia come metafora e realtà

La mostra “Nebbie, storie, memorie” a Alessandria, aperta fino all’8 novembre, si ispira al romanzo di Umberto Eco *La misteriosa fiamma della regina Loana*, esplorando il rapporto tra scrittore e ricordo attraverso immagini, testi e oggetti. La nebbia, simbolo di incertezza e memoria, diventa il filo conduttore di un percorso che unisce il reale al narrativo. Eco, nato ad Alessandria, aveva una relazione speciale con questa nebbia, che per lui era tanto una realtà fisica quanto una metafora per la ricerca dell’identità. «La luce uccide la nebbia», scriveva, osservando come la nebbia si ritirasse di fronte alla luce artificiale, ma si rafforzasse a Alessandria, dove la città trovava la sua misura nella caligine. La mostra, curata da Stefano Salis per la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, si svolge negli austeri spazi di Palatium Vetus, ex sede del broletto alessandrino e di importanti storiche istituzioni.

Un dialogo tra immagini e testi

Le fotografie analogiche di Fabio Menino Hofmann, accompagnate da citazioni e oggetti legati al romanzo, creano un dialogo tra immagini e testi. Le fotografie scorrono sulle pareti, mentre tra loro ricompaiono oggetti come una vecchia radio, un grammofono e copertine che sembrano appena uscite dal baule di Giambattista Bodoni, detto Yambo, protagonista del romanzo. Yambo, un antiquario milanese che ha perso la memoria autobiografica, conserva però quella dei libri, delle canzoni e delle cose lette. Il romanzo, in cui la nebbia è un elemento chiave, si riflette nella mostra, che si svolge quasi come una ricerca parallela. «Evidentemente eravamo penetrati nel Monferrato facendo una impercettibile e continua salita», scrive Eco, descrivendo l’ingresso nel paesaggio che sembra diventare un mondo a sé, tra paesaggio, romanzo e ricordo.

La nebbia non è solo un elemento visivo, ma un simbolo di ricerca e identità.

La mostra non si limita a riprodurre il romanzo, ma lo interpreta, lo accompagna e lo completa. Le fotografie, le citazioni e gli oggetti si intrecciano in un percorso che si svolge come una ricerca, come una memoria che si fa strada. «Una cena, una telefonata, quella volta a Francoforte, quella sera in cui Umberto disse proprio a me… ricordi che possono essere divertenti e anche preziosi, ma con il tempo rischiano di cambiare impercettibilmente il proprio centro», scrive un testo della mostra, ricordando come i ricordi, anche quelli più quotidiani, possano trasformarsi nel tempo. La mostra, come il romanzo, si svolge con una lentezza che permette di osservare i dettagli, di ricomporre il passato e di lasciare emergere il presente.

La nebbia, come il tempo, richiede tempo per essere compresa.

La nebbia, come il tempo, è un elemento che richiede tempo per essere compreso. Le fotografie di Hofmann, realizzate in analogico, richiedono un procedimento lento, in cui la luce deve impressionare la pellicola e l’immagine deve aspettare prima di tornare sulla carta. Questo procedimento materiale conserva qualcosa del tempo impiegato a produrla, come il romanzo di Eco, in cui il tempo è un elemento narrativo essenziale. La mostra, come il romanzo, si svolge con una lentezza che permette di osservare i dettagli, di ricomporre il passato e di lasciare emergere il presente. «Il recupero procede lentamente attraverso le cose rimaste», scrive Eco, descrivendo come il tempo si ricostruisca attraverso oggetti e ricordi. La mostra, come il romanzo, si svolge con una cura artigianale, senza fretta, lasciando alle cose il tempo di emergere.

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