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mercoledì 7 Ottobre 2026

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Bombe atomiche a Ghedi, mancanza di trasparenza e piani di emergenza non esistono

Mancanza di trasparenza e piani di emergenza non esistono a Ghedi, dove si svolgeranno simulazioni di armi nucleari.

La base militare di Ghedi, in provincia di Brescia, ospita un deposito di bombe atomiche americane e ha aderito al programma “NATO Nuclear Sharing”. Nonostante l’importanza strategica e la vicinanza a una popolazione civile, la situazione è caratterizzata da totale mancanza di trasparenza e assenza di piani di emergenza. Questo è il quadro emerso in un articolo pubblicato da Elisabetta Reguitti, giornalista del Fatto Quotidiano, che ha seguito la questione per anni e ha rivelato come le autorità locali e nazionali non abbiano fornito informazioni chiare né risposto alle richieste di controllo democratico.

Simulazioni di armi nucleari e mancanza di informazioni

Il 6° Stormo, che si trova a Ghedi, è un reparto di interdizione militare in grado di utilizzare armi nucleari, tra cui bombe a grappolo e testate atomiche. Dal 13 al 20 ottobre, i Tornado del 6° Stormo parteciperanno all’operazione NATO “Steadfast Noon”, che coinvolgerà 71 aerei di 14 paesi. Saranno simulazioni delle procedure e operazioni connesse all’impiego di armi nucleari. Nonostante l’importanza di tali esercitazioni, non esiste alcuna informazione ufficiale su come vengono gestite e monitorate. Elisabetta Reguitti ha sottolineato come, nonostante le dichiarazioni del sindaco di Ghedi, che ha affermato che le informazioni su ciò che accade all’interno della base non sono accessibili ai sindaci, la situazione è peggiorata. Alcuni esponenti politici, in modo riservato, hanno rivelato che le attività all’interno della base non sono argomento di dibattito pubblico. Questo silenzio ha alimentato preoccupazioni e richieste di maggiore trasparenza.

Presidio e appello per la sicurezza civile

La Rete Pace Franciacorta, insieme ad altre associazioni pacifiste, ha organizzato un presidio davanti alla base il 24 ottobre. L’iniziativa è promossa da Beppe Corioni del centro sociale “28 maggio” di Rovato, che ha sempre sostenuto l’attenzione su Ghedi. Corioni ha sottolineato come l’Italia partecipi attivamente a queste simulazioni senza alcun dibattito parlamentare. “Decisioni di tale portata politica, etica e strategica non possono essere sottratte al controllo democratico delle istituzioni e dell’opinione pubblica”, ha affermato.

Le autorità locali, come la Prefettura di Brescia, non hanno fornito risposte soddisfacenti alle richieste di rendere pubblici i piani di emergenza. Questi piani, previsti dalla legge, dovrebbero essere rinnovati ogni tre anni, ma la risposta è stata che non esistono. Questo vuoto di informazioni alimenta preoccupazioni per la sicurezza della popolazione civile. La base di Ghedi, che si estende per oltre dieci chilometri quadrati, è un deposito di armi nucleari e ha un ruolo strategico nell’addestramento militare. Nonostante le sue caratteristiche, la mancanza di trasparenza e di piani di emergenza rimane un problema non risolto. La comunità locale e le associazioni pacifiste continuano a chiedere maggiore controllo e informazione.

  • Simulazioni di armi nucleari a Ghedi
  • Mancanza di trasparenza e piani di emergenza
  • Presidio organizzato da associazioni pacifiste
  • Chieste di maggiore controllo democratico

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