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mercoledì 7 Ottobre 2026

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Cronaca

Borseggi a Venezia, le commesse di lusso vittime di minacce e aggressioni

Borseggi a Venezia: commesse di negozi di lusso vittime di minacce e aggressioni.

Venezia vive un periodo di tensione crescente, con i borseggi che si moltiplicano e le minacche che si fanno sempre più violente. Le commesse dei negozi di lusso, spesso donne, sono le principali vittime di un fenomeno che si è radicato nel tessuto commerciale della città. Le aggressioni, accompagnate da sputi e gesti minacciosi, sono diventati una realtà quotidiana, con i commercianti che si trovano a fronteggiare una situazione insostenibile. «Ci sputano addosso e fanno il gesto di tagliarci la gola», raccontano le dipendenti di un negozio in zona Vallaresso, che hanno visto crescere il rischio di essere vittime di attacchi fisici.

Minacce e aggressioni quotidiane

Le borseggiatrici, spesso organizzate e ben informate, studiano gli orari della sicurezza e si appostano nei punti di transito. «In tutti questi anni hanno imparato a memoria gli orari del nostro addetto alla sicurezza», spiega una commessa di un negozio in zona Marzaria del Capitello. Stando qui fuori anche delle ore, hanno capito quando il nostro bodyguard se ne va a pranzo o finisce il turno. Fanno di tutto, è una situazione che ormai è diventata insostenibile. Aspettano le clienti fuori e le cominciano a pedinare, questa è la prima. Vedono chi paga in contanti e le puntano. Non solo, entrano loro stesse, magari sfruttando i momenti in cui ci sono più persone, e rubano. Una volta in pochi minuti hanno messo a segno ben dieci furti.

Le minacce non si limitano a gesti o parole. «L’hanno accerchiata e le hanno sputato addosso», raccontano le colleghe di una commessa che ha cercato di mettere in guardia un gruppo di turisti. Era fuori che stava fumando e ha cercato di mettere in guardia un gruppo di turisti che stavano per venir derubati. Lo facciamo spesso, non rimaniamo a guardare. Era un gruppo di quattro o cinque ragazze, le solite. Prima l’hanno accerchiata, poi l’hanno minacciata e alla fine le hanno sputato addosso. Quando lei ha provato a tornare dentro in negozio loro hanno cercato di farla cadere per terra facendole lo sgambetto.

La difesa dei commercianti

Nonostante i rischi, i commercianti non si arrendono. «Diventiamo i loro obiettivi perché fanno più fatica a rubare quando ci siamo noi che facciamo la vedetta», spiega un commesso appartenente a una grande firma dell’area di San Marco. Una volta si è messo in mezzo mentre cercavano di colpire un turista. Quando le ha fermate, le hanno detto che l’avrebbero denunciato. Le ha persino dovute seguire, erano convinte che l’avrebbero davvero fatto pagare con la denuncia il tentativo di salvare una persona da un borseggio. Alla fine si sono addirittura finiti in caserma ma loro non avevano i documenti e la storia è finita là.

La situazione è talmente critica che i commercianti non hanno via di fuga. Il loro locale è riconoscibile e il loro volto compare quotidianamente di fronte alle ladre, che non dimenticano. «Le vediamo qui praticamente ogni giorno», raccontano le dipendenti. «Il bancone, davanti alla vetrina aperta, guarda proprio sulla calle. Così non ci sfuggono i loro movimenti». La tensione è palpabile, ma nessuno rimane a guardare. Ma noi cosa possiamo fare?, chiedono i commercianti, con un senso di impotenza che si fa sempre più forte.

La risposta, però, è sempre la stessa: «È pieno, siamo invasi». Quando si varca la soglia di entrata dei punti vendita per chiedere come proceda la situazione, la risposta è sempre la stessa. Non si può accelerare, non si può cambiare strada e nemmeno fare affidamento sul fatto che le borseggiatrici il giorno dopo non ricorderanno nemmeno di averli incrociati. La situazione è diventata insostenibile, e i commercianti si trovano a fronteggiare un problema che non ha soluzione immediata.

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