Il documentario Fabulaetiem, diretto da Vittorio Antonacci e prodotto da Lunuce film e Cenci casa-laboratorio, racconta una storia di inclusione senza paternalismi. Tre ragazzi con trisomia 21, Valerio, Vladimir e Lorenzo, insieme ad altri cinque giovani con disabilità cognitive, diventano educatori in un villaggio estivo a Cenci, in Umbria. L’esperienza, che si svolge nell’estate 2025, è il frutto di un lavoro di formazione iniziato sei mesi prima, durante l’inverno. La scena, ambientata in una casa-laboratorio immersa nel verde, sembra appartenere a una favola, ma è in realtà una realtà straordinaria.
Un ruolo ribaltato: i disabili educano
Contrariamente ai ruoli tradizionali, in Fabulaetiem i ragazzi con disabilità non sono oggetti da educare, ma protagonisti di un processo di crescita reciproca. Sono loro a guidare attività come il risveglio muscolare, a organizzare uscite e a vigilare sulla sicurezza durante le attività estive. Con una serietà e una competenza ammirabili, si assumono responsabilità che spesso vengono attribuite a adulti. La loro esperienza non solo trasforma la loro vita, ma offre un modello di inclusione a tutti i partecipanti.
Un’esperienza di crescita per tutti
Il documentario mostra come l’inclusione non sia solo un concetto teorico, ma una pratica concreta. I ragazzi con disabilità non solo partecipano alle attività, ma diventano parte integrante del gruppo, creando relazioni intense e significative. L’esperienza è accompagnata da progetti di grande interesse, come la creazione di parole, la ricerca della legna e l’uscita notturna a guardare la luna. Questi momenti non solo arricchiscono la vita dei partecipanti, ma anche quella di chi li osserva, offrendo un esempio di come l’attenzione all’altro possa essere un valore universale.
La scena descritta potrebbe essere quella di uno dei tanti centri estivi che impegnano ragazzi e ragazze, ma in questo caso siamo in un ambiente diverso. La casa-laboratorio di Cenci, gestita da Franco Lorenzoni e Roberta Passoni, è un luogo in cui l’educazione non è solo un’attività, ma un’esperienza di vita. La formazione degli educatori, come si vede nel documentario, è il risultato di un lavoro durato mesi, con un impegno che va oltre l’immediatezza. La collaborazione tra i ragazzi e gli operatori, tra educatori e partecipanti, crea un ambiente in cui tutti si sentono parte di una comunità.
Il documentario, che sarà presentato il 18 ottobre nella sezione Alice nella città – Panorama Italia della Festa del Cinema di Roma, non si limita a raccontare una storia. Si propone una riflessione su come l’inclusione possa superare i pregiudizi e i paternalismi. La legge 517, che abolì le classi speciali nel 1977, è un ricordo importante, ma il lavoro di oggi dimostra che l’inclusione non è solo un’idea, ma una pratica quotidiana. I ragazzi con disabilità non solo partecipano, ma si impegnano, si responsabilizzano e si trasformano. È una testimonianza appassionata di come l’educazione possa essere un ponte tra diversità e normalità.
La scena, con le sue riprese di grande qualità, mostra una vicenda che è al contempo esemplare e parte della quotidianità. La luce e l’ombra, come temi letterari, ricordano che l’una è complementare all’altra. Il documentario non si limita a mostrare una realtà, ma invita a riflettere su come l’esperienza di inclusione possa essere un modello per tutti. La canzone Raggi argento della luna, con i versi di Ludovico Ariosto, accompagna i momenti più significativi, ricordando che l’arte e la cultura possono essere strumenti di connessione e di crescita.



