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mercoledì 7 Ottobre 2026

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Cultura

“Raccontiamo persone, non eroi”: il podcast sulla montagna di Matteo e Alessandro si basa su dialoghi autentici

Due giovani bellunesi raccontano la montagna con un podcast che si basa su interviste sincere e approfondimenti su sport, ambiente e salute.

Due giovani bellunesi, Matteo Pilon e Alessandro Zanchetta, raccontano la montagna con un podcast che si basa su dialoghi autentici e approfondimenti su sport, ambiente e salute. Il podcast, intitolato “Vertigini”, nasce da un’idea semplice: una stanza, due microfoni e la voglia di ascoltare storie vere. “Raccontiamo persone, non eroi”, dice Matteo, spiegando come il formato si distingua da altri contenuti mediati. L’obiettivo è offrire una prospettiva diversa, più intima e meno costruita, sulle terre alte e su chi le vive.

Un formato che si basa su dialoghi autentici

Il podcast “Vertigini” si distingue per il suo approccio informale e spontaneo. Non si tratta di interviste tradizionali, ma di conversazioni in cui gli ospiti si raccontano senza filtri. “Non le chiamiamo interviste, ma conversazioni”, spiega Alessandro, spiegando come il formato si basi su un’idea diversa: “Vogliamo andare oltre i contenuti rapidi e mediati, per approfondire e sviscerare le cose”. L’obiettivo è far emergere le persone dietro gli atleti, non solo le loro performance. “Per farlo, abbiamo lavorato sul mettere molto anche di noi stessi”, dice Matteo, spiegando come la spontaneità sia un elemento chiave per la fidelizzazione del pubblico.

Matteo e Alessandro si dividono i ruoli in modo complementare: il primo si occupa della preparazione, studiando l’ospite e capendo dove andare a fondo, mentre il secondo interviene più sul momento, con una capacità di reazione naturale. È un meccanismo che ci è venuto spontaneo, spiega Alessandro, ricordando come la collaborazione sia nata da un’idea comune. “Avevo più tempo da dedicare al progetto, lui è entrato dopo, ma ci siamo resi conto dell’importanza di entrambi i ruoli”. Questo equilibrio permette al podcast di mantenere un’identità coerente, senza cadere nel tecnico o nel troppo formale.

Un progetto che si basa su passione e fidelizzazione

Il podcast si svolge in una stanza a casa di Matteo, con due poltrone e due microfoni. L’audio, senza video, è la vera forza del prodotto: “Avere le voci nelle orecchie aumenta partecipazione e intimità”, dice Matteo, spiegando come l’ascolto dell’audio permetta al pubblico di immaginare ciò che non si vede. Questo approccio ha portato a numeri solidi, con un episodio al mese e un approfondimento extra, supportati da una comunità di ascoltatori che si sente parte del progetto.

“Per noi è soprattutto un hobby e per ora rimane tale”, dice Matteo, spiegando come il podcast sia nato da un’idea di passione e non da un progetto commerciale. Siamo contenti di come va, abbiamo numeri solidi e ad oggi usciamo con un episodio al mese più un approfondimento. La fidelizzazione con il pubblico nasce proprio dalla spontaneità e dall’ascolto autentico. “Gli ascolti non calano, grazie a una sorta di fidelizzazione che nasce da questa spontaneità”, dice Alessandro, ricordando come il podcast si basi su un’idea semplice ma efficace.

Il podcast ha iniziato a esplorare la montagna da tutti i lati, con ospiti diversi: pastori, rifugisti, scrittori, fotografi naturalisti. “Cerco di cambiare sempre prospettiva”, dice Matteo, spiegando come l’obiettivo sia sempre quello di offrire una visione diversa. Il podcast ha anche iniziato a includere approfondimenti di esperti, come preparatori atletici, medici, nutrizionisti e psicologi, per offrire un’immagine più completa della montagna e della vita che si vive lì. “E nel futuro?”, chiede Matteo. “Andremo avanti finché c’è gente disposta a raccontarsi”, conclude.

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