Samanta Schweblin, scrittrice argentina vincitrice del Premio Malaparte 2026, ha trascorso due giorni sull’isola di Capri, in un contesto di riflessione e dialogo con la cultura e la società contemporanee. Durante l’evento, ha espresso preoccupazioni sull’incertezza, sull’attenzione che perdiamo e sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla creatività. «Mi interessa l’incertezza, quello che non sappiamo spiegare. L’intelligenza artificiale fa il movimento contrario all’immaginazione», ha detto, sottolineando come la tecnologia possa limitare la capacità umana di immaginare il futuro in modo diverso. Per Schweblin, il problema non è solo il tempo che dedichiamo alle informazioni, ma anche ciò a cui decidiamo di dedicarlo.
La letteratura come spazio di resistenza
La scrittrice ha sottolineato come l’attenzione non sia più solo una facoltà necessaria per leggere o scrivere, ma un luogo di resistenza. «Credo che in questo momento sia uno spazio di resistenza. È il luogo in cui possiamo ancora opporre una resistenza», ha affermato. Intorno a noi, spiega, ci sono strumenti costruiti esattamente per fare il contrario: «Sono specializzati nel rubarci l’attenzione». Schweblin ha provato a riprendersela perfino negli aeroporti, raccontando come, in fila alla dogana, alcuni lettori si ricordino di essere lettori e tirino fuori un libro. «Quando tiri fuori un libro e cominci davvero a concentrarti, tutti quelli nella fila che sono lettori si ricordano che sono lettori. E tirano fuori anche loro un libro», ha osservato con ironia.
La narrativa è un modo per abitare l’incertezza. Per Schweblin, la narrativa è un modo per esplorare l’incertezza, un modo per esplorare il mondo in modo diverso. «L’incertezza che sperimentiamo nella fiction è uno spazio dove pratichiamo l’essere questo o quello, abitando luoghi e idee a cui forse non saremmo arrivati in altro modo», ha spiegato. Nei suoi racconti, bastano pochissimi elementi per cambiare la temperatura del quotidiano: un coniglio che attraversa una strada, un gatto in fondo a un corridoio, un rumore dietro una parete. «Nel primo racconto un coniglio attraversa la strada e subito il lettore pensa: è successo qualcosa di brutto alle bambine. Dove sono le bambine?», ha detto, sottolineando come la narrativa ci permetta di immaginare scenari senza che siano scritti esplicitamente.
La letteratura e il futuro
Per Schweblin, la letteratura deve andare a cercare proprio ciò che ancora non sappiamo riconoscere. «La letteratura deve andare a cercare proprio ciò che ancora non sappiamo riconoscere», ha affermato. Per Schweblin, l’intelligenza artificiale rappresenta un rischio per la creatività: «Credo che sia pericoloso. Il problema è nella natura stessa del meccanismo: cercare ciò che statisticamente ritorna, la soluzione più probabile, la storia che assomiglia maggiormente a quelle che sono già esistite», ha spiegato. «Va verso ciò che è più ovvio, più ricorrente, invece di andare a cercare quello che è unico e originale», ha concluso.
Il Premio Malaparte è un luogo di incontro e riflessione. Il Premio Malaparte, nato nel 1983 da un’iniziativa di Alberto Moravia e Graziella Lonardi Buontempo e rilanciato nel 2012 dalla nipote Gabriella Buontempo, ha portato a Capri una delle voci più originali della letteratura contemporanea. «Un legame con Capri che Michele Pontecorvo Ricciardi, presidente di Fondazione Ferrarelle ETS e presidente FAI Campania, racconta partendo proprio dal tempo che la cultura ci chiede di sottrarre alla velocità», ha detto. «Viviamo in un tempo che ci spinge a consumare rapidamente informazioni, immagini e storie. La letteratura ci chiede qualcosa di diverso: fermarci, concedere tempo alle parole e, attraverso di esse, entrare in relazione con esperienze, culture e sensibilità lontane dalle nostre», ha sottolineato.
Samanta Schweblin, che vive a Berlino, ha espresso preoccupazioni per la situazione politica tedesca, ma continua a definire la città «un’isola dentro la Germania». «È una città in cui sento molta libertà», ha detto. E soprattutto un laboratorio di convivenza: «Se c’è un posto al mondo in cui ogni giorno si fa l’esercizio di imparare a convivere con persone che pensano in modo molto diverso, è Berlino». Alla Certosa, alla fine del suo discorso, torna ancora una volta alla ruota che continua a girare. Di fronte a ciò che è davvero strano, dice, non ci sono previsioni capaci di proteggerci. Ed è allora che qualcosa finalmente rallenta. Ci fermiamo. Guardiamo. «L’incertezza accende la mia att



