Un personal trainer di 46 anni, Luciano Caffa, residente a Treviso ma domiciliato a Villafranca Padova, ha ricevuto una quarta condanna per reati di stalking, aggravata dal fatto di aver violato gli arresti domiciliari. L’imputato, già noto per comportamenti persecutori nei confronti di ex fiamme, è attualmente in carcere dopo essere stato trovato in possesso di un’ordinanza di custodia cautelare. La sentenza, emessa ieri davanti al Gup Elena Lazzarin, ha stabilito una pena di 3 anni, 5 mesi e 15 giorni di reclusione, con l’obbligo di risarcire la vittima con 6mila euro.
Un curriculum di stalking e violazioni
Il caso di Caffa non è isolato: negli anni ha accumulato tre condanne per reati di stalking, sempre ai danni di ex partner in diverse province. L’ultimo episodio, che ha portato alla condanna, risale al 25 aprile, quando l’imputato ha seguito la vittima al volante della sua auto fino al parcheggio del centro commerciale Aponense di Abano, bloccandole la strada con la sua macchina e offendendola. La sua azione è culminata in un comportamento estremo, con l’imputato che ha posizionato oggetti personali della vittima sul cofano della sua auto come forma di avvertimento.
Dal marzo 2025, quando ha iniziato a frequentare la vittima, Caffa ha continuato a monitorarla, spesso presentandosi sul luogo di lavoro e pedinandola. Ha anche inviato una serie di messaggi, attraverso i social, agli amici e ai parenti della donna, cercando di influenzare la sua vita privata. Tra i messaggi più significativi, uno inviato il 8 marzo, in cui ha scritto: “Se vedo un’altra volta Gabriele davanti a te in alcune occasioni non so cosa potrebbe succedere”. L’imputato ha sempre sostenuto di voler chiarire la fine del rapporto, ma le sue azioni sono state considerate minacciose e persecutorie.
Minacce e pedinamenti incontrollati
Nonostante gli ammonimenti del questore di Padova nel luglio 2021 e della Marca nel giugno 2019, Caffa ha continuato a violare le norme, finché non è stato trovato in possesso di un’ordinanza di custodia cautelare. La sua condotta ha portato a un’altra condanna, che lo vede in carcere e con l’obbligo di risarcire la vittima. La sentenza, emessa in rito abbreviato, ha riconosciuto la gravità delle sue azioni, che hanno messo in pericolo la sicurezza della vittima e dei suoi familiari.
La sua storia rappresenta un caso emblematico di stalking seriale, con un’azione continua e sistematica, che ha coinvolto diverse province e diverse vittime. La sentenza, pur severa, non ha cancellato le accuse, ma ha confermato la gravità del comportamento dell’imputato, che ha violato le norme e le misure di sicurezza stabilite per proteggere le vittime di reati persecutori.
Il comportamento di Caffa ha avuto conseguenze concrete, con episodi che vanno dal pedinamento al blocco della strada, passando per l’invio di messaggi minacciosi e l’uso di social per influenzare la vita della vittima. La sua azione non si è limitata a una singola relazione, ma ha coinvolto diverse donne, con un’azione sistematica e persistente. La condanna, sebbene non abbia cancellato il suo comportamento, ha messo in luce l’urgenza di un intervento più severo per chi commette reati di stalking, soprattutto quando si tratta di comportamenti ripetuti e violazioni delle misure di sicurezza.



