La Procura di Milano ha archiviato il procedimento a carico di 18 militanti indagati per i saluti romani durante la commemorazione di Sergio Ramelli del 29 aprile 2023. I legali, avvocati Guido Colaiacovo e Simone Manelli, hanno sottolineato che il gesto non costituisce apologia di fascismo, ma è riconducibile a una commemorazione di un giovane vittima della violenza politica. L’archiviazione segna un passaggio importante nella lunga vicenda giudiziaria che accompagna le manifestazioni milanesi in memoria del militante del Fronte della Gioventù.
La giurisprudenza e il contesto giudiziario
La decisione della Procura si basa sui principi fissati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2024, che hanno chiarito che il saluto romano e la risposta alla chiamata del «presente» possono integrare il reato previsto dalla legge Scelba solo se, considerate le circostanze concrete, risultino idonei a determinare un effettivo pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista. La Procura ha riconosciuto che la ritualità contestata era inserita in una manifestazione dedicata al ricordo di una vittima della violenza politica.
La manifestazione, organizzata dai militanti di Lealtà Azione, CasaPound e Movimento Nazionale – La Rete dei Patrioti, ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone. Il corteo è partito da piazzale Gorini e si è concluso in via Paladini. Né, prima o dopo la manifestazione, risultavano registrate condotte qualificabili come sovversive dell’assetto democratico. Il magistrato ha inoltre sottolineato che il saluto romano compiuto nel contesto esaminato non esprimeva un’ideologia di intolleranza o discriminazione, ma era riconducibile all’intenzione di ricordare un giovane che aveva manifestato le proprie convinzioni politiche durante una delle stagioni più conflittuali della storia repubblicana.
Un mutamento di orientamento giudiziario
La soddisfazione espressa dai legali riguarda soprattutto il mutamento di orientamento della Procura milanese, che negli anni precedenti aveva sostenuto la necessità di procedere penalmente nei confronti dei partecipanti alle commemorazioni. La Procura ha recepito i principi della Cassazione e ha applicato i criteri di valutazione in modo coerente. La divergenza è emersa anche nelle decisioni più recenti della magistratura milanese: mentre per la commemorazione del 2018 sono state confermate in appello alcune condanne, nel luglio scorso la Corte d’Appello ha confermato l’assoluzione di 23 imputati per i fatti del 2019. I difensori fanno esplicito riferimento anche alla «resistenza dell’Anpi», contrapponendola alla scelta della Procura di attenersi ai principi stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità.
Il punto giuridico resta quello individuato dalla Cassazione e applicato dal pubblico ministero: la rilevanza penale di un gesto non può essere desunta dalla sua sola riconoscibilità simbolica, ma deve essere accertata sulla base degli elementi richiesti dalla legge e delle circostanze in cui la condotta si realizza. La natura commemorativa della manifestazione è diventata decisiva per escludere, nel caso concreto, entrambe le ipotesi di reato.



