Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

giovedì 8 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cronaca

Garofano voleva partecipare ai rilievi in casa Poggi, ma la pm lo bloccò: perché e cosa gli impedì

La pm Rosa Muscio negò la partecipazione di Garofano ai rilievi in casa Poggi per evitare vizi di forma.

Il generale Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma, aveva chiesto di partecipare ai rilievi in casa Poggi, ma la pm Rosa Muscio di Vigevano aveva rifiutato la richiesta. L’episodio, emerso dagli atti depositati dai magistrati di Pavia, riguarda un momento cruciale delle indagini sul delitto di Garlasco, che vide la morte di Chiara Poggi. La decisione della pm era volta a preservare la regolarità degli accertamenti tecnici irripetibili, evitando potenziali eccezioni di nullità da parte dei legali di Alberto Stasi. La richiesta di Garofano, pur essendo al vertice del reparto scientifico, non era stata formalmente autorizzata.

Le due richieste e il rifiuto della pm

Il generale Garofano aveva presentato due distinte istanze per accedere all’abitazione di via Pascoli a settembre 2007, in vista di due sopralluoghi delicati. La prima richiesta risaliva al 3 settembre, quando Garofano assicurava che le «difese interpellate nulla ostano» alla sua partecipazione. La seconda istanza, inviata l’8 settembre, chiedeva di presenziare ufficialmente in qualità di «comandante del reparto» e «ufficiale di pg». La pm Rosa Muscio, insieme al procuratore Alfonso Lauro, aveva respinto entrambe le richieste, sottolineando che si trattava di attività riservate ai difensori e ai loro consulenti.

La decisione della pm fu supportata anche dall’opposizione dei legali di Alberto Stasi, Giovanni e Eleonora Lucido. La difesa aveva formalizzato una memoria in cui manifestava la volontà di non consentire la presenza di soggetti non autorizzati sulla scena del crimine, riservandosi di far valere l’invalidità delle operazioni in caso contrario. L’obiettivo era evitare che l’intervento di Garofano potesse compromettere la validità delle prove raccolte.

Le conseguenze e le piste in corso

Garofano, pur essendo capo del reparto scientifico dell’Arma, non aveva ricevuto un formale incarico di consulenza tecnica per quei sopralluoghi. Questo vizio di forma, se ignorato, avrebbe rischiato di far saltare l’utilizzabilità di tutte le evidenze repertate nella villetta. Resta da chiarire il motivo per cui Garofano volesse partecipare a tali accertamenti, un aspetto che rimane ancora in sospeso.

La procura, nell’ambito di un filone d’indagine parallelo a quello che vede indagato Andrea Sempio, ha espresso l’intenzione di sentire nuovi testimoni. Tra i casi in corso, spicca l’interesse per i test segreti sui pedali della bici di Stasi, che hanno rivelato un Dna maschile «nascosto dai Ris». Inoltre, la madre di Sempio ha dichiarato che quel giorno in paese non c’erano solo lui e Stasi, ma anche altri soggetti, sottolineando l’estraneità del figlio al mille per mille. Questi elementi, insieme al retroscena sull’accesso di Garofano, contribuiscono a delineare un quadro complesso e in continua evoluzione, con nuove piste da esplorare e testimonianze da verificare. La vicenda di Garlasco, pur avvenuta diversi anni fa, continua a suscitare interesse e dibattito, con nuovi sviluppi che potrebbero influenzare l’esito delle indagini.

La pm aveva evitato un potenziale vizio di forma.
La difesa di Stasi aveva espresso una forte opposizione.

Leggi anche