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giovedì 8 Ottobre 2026

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La dislessia non è una malattia, ma un modo diverso di guardare il mondo

Genitori e figli parlano della dislessia come di una diversità, non di una malattia.

Genitori e figli, Giampaolo Morelli e Gloria Bellicchi, hanno condiviso una visione della dislessia come un modo diverso di guardare il mondo, non una malattia. La loro testimonianza, resa durante la Giornata internazionale della dislessia, ha sottolineato l’importanza di una diagnosi tempestiva e di strumenti compensativi adeguati per migliorare la qualità di vita. La famiglia, per tre quarti neurodivergente, ha affrontato le sfide legate ai disturbi specifici di apprendimento con una visione positiva e una forte volontà di condivisione.

La dislessia come diversità, non come limitazione

«La dislessia è un modo diverso di guardare il mondo, non una malattia», hanno affermato i genitori, che hanno due figli dislessici. La loro esperienza ha mostrato come la diagnosi e l’uso di strumenti compensativi possano portare a un miglioramento inaspettato. «Indagando le difficoltà, spesso si scoprono uno o più disturbi dell’apprendimento», ha spiegato Gloria Bellicchi, che ha anche sottolineato come la dislessia non sia una questione di fascino, ma un funzionamento cerebrale diverso. La famiglia ha affrontato momenti di frustrazione, ma ha trovato nella consapevolezza una via d’uscita.

La diagnosi tardiva è devastante, perché per anni attribuisci a te stesso limiti che non dipendono dalla mancanza di impegno. «Sapere di essere dislessico non cambia quello che sei, ma cambia il modo in cui rileggi tutta la tua vita», ha aggiunto Morelli. Da bambino, lui si sentiva “stupido”, non diverso. «Da bambino vedevo che non avevo le stesse capacità degli altri e venivo etichettato come “pigro” e “svogliato”. Tutto questo mina profondamente la sicurezza di un bambino. Il modo in cui il mio cervello funziona non mi definisce, ma fa parte della mia storia e della persona che sono diventato».

Un approccio positivo alla scuola e alla vita

«L’obiettivo non è andare bene a scuola – o almeno, non solo – quanto avere un’esperienza di vita e scolastica positiva e stimolante», ha sottolineato Gloria Bellicchi. La scuola, per i figli, è spesso un ostacolo, poiché è progettata per cervelli neurotipici e non valorizza le differenze. «È pensata per cervelli neurotipici, non valorizza i plus dei neurodivergenti», ha detto l’attrice. Tuttavia, i genitori hanno trovato nella condivisione e nella collaborazione una soluzione. «Da madre la tentazione sarebbe di seguire i figli in ogni cosa, ma a modo loro ce la fanno comunque», ha osservato Gloria.

Non bisogna scoraggiarsi, lo scoglio è iniziale, poi arriva il sereno. «Tre respiri e trovano il modo di uscirne in maniera creativa», ha aggiunto, sottolineando come i figli, nonostante le sfide, riescano a trovare soluzioni. La famiglia, con la diagnosi e l’uso di metodi adatti, ha trovato un equilibrio tra protezione e autonomia. «Noi oggi affrontiamo insieme tutto, ne parliamo tanto cercando di tenere insieme tutto quello che siamo», ha concluso Gloria, mostrando una forte unità e una visione positiva del futuro.

«L’amore ha di meraviglioso che ti fa soffermare sulle particolarità degli altri, rimanendo estasiati dalle differenze», ha detto Gloria Bellicchi, che ha anche sottolineato l’importanza di non catalogare il diverso come pericoloso. La famiglia, con la sua esperienza, ha trovato nella condivisione una via per affrontare la complessità. «L’amore trova sempre delle soluzioni, è quello che nella nostra famiglia ci permette di affrontare la complessità», ha concluso. La loro testimonianza, condivisa in un libro intitolato Dislessico familiare, rappresenta un invito a guardare la dislessia non come un problema, ma come una diversità da rispettare e valorizzare.

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