Un dossier anonimo, composto da 25 pagine e corredata di schemi, è emerso negli atti relativi alla chiusura dell’indagine su Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Il documento, visionato da fonti giornalistiche, mette in luce osservazioni su Paola e Stefania Cappa, le gemelle della vittima, e sui loro familiari. Tra i temi principali, la mancanza di perquisizioni in casa Cappa, l’uso di biciclette, l’analisi di reperti non analizzati e la possibilità che le gemelle potessero aver dato alibi a Sempio. Il dossier, privo di firma, contiene anche riferimenti a elementi già discussi in tv, come l’intervista alla madre di Sempio, e a nuovi dettagli, come la conoscenza da parte di Sempio dei ragazzi suicidati a Garlasco.
Alibi, bici e reperti non analizzati
Il documento sottolinea come Paola Cappa non possa dare alibi a nessuno, né a Stefania, né a sua madre. Le osservazioni si concentrano su elementi come le biciclette in possesso della famiglia, le dichiarazioni di amici delle sorelle e sospetti infondati, come il fumo di Rosa Poggi e Stefania Cappa, riferito al posacenere trovato in casa. Inoltre, si segnala che i tabulati di Ermanno Cappa sono stati richiesti sul numero di cellulare sbagliato, senza mai inoltrare la richiesta con il numero corretto. Il dossier mette in evidenza la mancanza di analisi su reperti cruciali, come le immagini satellitari e le impronte digitali, che la difesa di Alberto Stasi aveva tentato di recuperare senza successo.
La mancanza di perquisizioni in casa Cappa è un punto centrale del documento. Il dossier sottolinea che «nessuna perquisizione, nessuna ispezione è mai stata fatta in casa Cappa, né tanto meno sulle biciclette in loro possesso». Le gemelle, mai indagate, sono tornate sulla scena con nuove informazioni. Tra i punti di interesse, si segnala la presenza di una bicicletta nera da donna, posseduta da Stefania Cappa, che non è mai stata visionata o sequestrata. Inoltre, si fa riferimento a un tutore di Paola Cappa sequestrato il 13 febbraio 2008, senza che siano stati effettuati accertamenti.
Le intercettazioni e i documenti da chiedere al Ris
Il dossier include anche osservazioni su un punto centrale: «documenti da chiedere al Ris» in riferimento a reperti analizzati in presenza dei consulenti delle parti, ma non riversati nel fascicolo delle indagini preliminari. I consulenti tecnici difesa non avevano chiesto tali documenti ai tempi. Le istanze della difesa per ottenere tali reperti nel 2017 sono rimaste senza seguito, a causa del nulla osta fornito dal giudice dell’esecuzione. Molti dei reperti, conservati a Parma, sono stati distrutti nel 2022 su ordinanza del giudice esecuzione.
La mancanza di analisi di questi elementi potrebbe influire sull’interpretazione degli eventi. Il documento sottolinea come la gestione dei reperti e la mancanza di trasparenza possano rappresentare un problema per l’indagine. Il dossier anonimo, pur non essendo una prova formale, rappresenta un tentativo di mettere in luce lacune nell’indagine e nella gestione dei reperti. Le osservazioni, sebbene non siano state formalmente accettate, potrebbero contribuire a una maggiore trasparenza e a una revisione delle procedure investigative.



