Una reliquia storica di Don Bosco, un calice utilizzato durante le sue visite a Cuneo, è stata rubata. Il fatto ha suscitato profondo dispiacere e preoccupazione tra i Salesiani, che hanno chiesto aiuto per ritrovarla. L’episodio, avvenuto domenica 4 ottobre, si inserisce in un contesto più ampio di disagio giovanile che ha colpito la comunità religiosa negli ultimi mesi. Don Thierry Pierre Dourland, direttore dei Salesiani di Cuneo, ha espresso amarezza e dispiacere per l’evento, sottolineando l’importanza simbolica del calice. «Siamo soggetti a queste azioni, sono ragazzini di 13-15 anni», ha detto.
Un oggetto di inestimabile valore spirituale
Il calice, utilizzato da San Giovanni Bosco durante le sue visite a Cuneo nel XIX secolo, è un reperto storico di inestimabile valore spirituale. La famiglia di Madonna dell’Olmo, dove Don Bosco alloggiava, lo aveva donato ai Salesiani per essere custodito e utilizzato in occasioni speciali. Il calice, realizzato tra fine Settecento e inizio Ottocento, è stato scoperto rubato durante la preparazione del materiale liturgico. Non ci sono segni di effrazione, il che ha suscitato ulteriore preoccupazione.
«È una reliquia, un oggetto che un Santo ha utilizzato, e quindi ci ricorda la sua presenza, la sua vita», ha spiegato don Dourland. «Ha un valore al di là di quello che è proprio il valore artistico, economico di un oggetto». L’oggetto, che era nascosto in un’anta superiore, era stato utilizzato da Don Bosco durante le sue visite a Cuneo, un periodo cruciale per la sua missione missionaria.
Un contesto di disagio giovanile
Il furto non è isolato: negli ultimi mesi i Salesiani hanno registrato episodi di vandalismo e comportamenti inappropriati da parte di giovani. Gruppi di ragazzi, spesso di 13-15 anni, hanno danneggiato la chiesa, sporcato i banchi e i confessionali, e infastidito chi prega. «Sono ragazzini che conosciamo e che accogliamo in oratorio, che abbiamo seguito», ha spiegato don Dourland. L’effetto branco e la voglia di trasgressione sembrano essere i fattori principali che spingono alcuni giovani a comportarsi in modo inaspettato.
La comunità religiosa ha cercato di intervenire, incontrando le famiglie e collaborando con i carabinieri. «Stiamo lavorando in rete per trovare soluzioni», ha detto don Dourland. Tuttavia, la situazione rimane preoccupante, soprattutto per la mancanza di controllo e la libertà con cui i ragazzi si muovono. «Siamo in costante collaborazione con i servizi sociali e con il consorzio locale», ha aggiunto, sottolineando l’impegno educativo della Chiesa. Chiediamo ai responsabili di mettersi la mano sulla coscienza, oltre che sul cuore. Don Dourland ha espresso la speranza che il calice possa essere ritrovato, ricordando che in passato un episodio simile a Castelnuovo d’Asti ha visto la restituzione della reliquia. «Aiutateci a ritrovare il calice di don Bosco», ha concluso. L’appello è rivolto a tutti, con l’auspicio che il calice possa tornare al suo posto, come un simbolo di speranza e di unità.



