La Calabria si prepara a un cambiamento radicale nel sistema elettorale, con la scomparsa dei sette collegi uninominali e la riduzione del numero di deputati da 19 a 18. La nuova legge elettorale, approvata definitivamente in Aula, modifica la geografia del voto e ridisegna le regole per l’elezione dei rappresentanti in Parlamento. Dopo le elezioni del 2022, in cui la regione aveva eletto cinque deputati nei collegi uninominali di Corigliano-Rossano, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, la prossima tornata vedrà la fusione delle cinque province in un unico collegio plurinominale per ciascuna Camera. Questo cambio implica una riduzione del numero di seggi assegnati alla Calabria, con conseguenze significative per la rappresentanza politica.
La riduzione dei seggi e l’eliminazione dei collegi uninominali
Secondo il dossier parlamentare, con i dati del censimento 2021, la Calabria passerà da 19 a 18 rappresentanti, con 12 deputati e 6 senatori. La riduzione non dipende direttamente dall’abolizione dei collegi uninominali, ma dall’aggiornamento della distribuzione dei seggi sulla base della popolazione. Il precedente riparto utilizzava i dati del censimento 2011, mentre i nuovi numeri si basano su una popolazione di 1.855.454 residenti. La scomparsa dei sette collegi uninominali, che avevano consentito a candidati locali di competere direttamente per i seggi, segna un passo importante verso un sistema più proporzionale e regionale.
La riforma reintroduce la possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze, selezionando i candidati indicati sulla scheda elettorale. Tuttavia, il ruolo del capolista, individuato dal partito, rimane bloccato e avrà la precedenza nell’assegnazione del primo seggio conquistato dalla lista. Questo sistema modifica la competizione politica, poiché un candidato radicato nel Cosentino dovrà ora misurarsi con un elettorato distribuito sull’intera regione, non solo con gli elettori della propria area.
La riduzione del numero di seggi ha conseguenze dirette sulla rappresentanza politica della Calabria.
Un nuovo equilibrio tra rappresentanza regionale e territoriale
Il vero nodo politico riguarda il rapporto tra rappresentanza regionale e rappresentanza delle singole province. L’abolizione dei collegi uninominali non impedisce ai partiti di candidare esponenti provenienti da altri territori italiani, ma la gestione delle liste e la scelta dei capilista restano sotto il controllo delle segreterie politiche. La dimensione regionale del collegio renderà particolarmente importante il confronto tra candidati provenienti da province diverse, con la possibilità che il peso delle rispettive organizzazioni locali e la distribuzione geografica del consenso incidano sulla graduatoria delle preferenze.
Le prossime elezioni politiche si svolgeranno dunque con regole profondamente diverse rispetto al 2022, con una geografia del voto che richiederà ai candidati di misurarsi con un elettorato distribuito sull’intera regione. Resta da verificare come i partiti comporranno le liste, quale spazio riserveranno alle diverse province e in che misura il ritorno delle preferenze riuscirà a incidere sulla rappresentanza parlamentare calabrese. La legge prevede un premio di governabilità nazionale di 70 deputati e 35 senatori per la lista o coalizione che raggiungerà almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere. Se le condizioni non saranno raggiunte, la distribuzione dei seggi avverrà con il sistema proporzionale senza attribuzione del premio. Secondo le simulazioni, la Calabria potrebbe ricevere due seggi del premio alla Camera e uno al Senato, ma si tratta di quote già comprese nella rappresentanza complessiva prevista per la regione.
La distinzione tra premio e distribuzione proporzionale è cruciale per la composizione del parlamento calabrese.



