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venerdì 9 Ottobre 2026

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Politica

Vittorio Zappalorto: «Avevo ragione, il Comune andava sciolto per mafia»

Ex prefetto di Venezia: il Comune di Eraclea era condizionato da clan mafioso, ma il Viminale non ascoltò.

Vittorio Zappalorto, ex prefetto di Venezia, ha rivelato di aver avuto ragione nel chiedere lo scioglimento per mafia dell’Amministrazione comunale di Eraclea. L’ex funzionario, che nel 2019 inviò al Ministero degli Interni una relazione dettagliata, ha espresso rammarico per il fatto che la richiesta non sia stata ascoltata. Secondo Zappalorto, il Comune era fortemente condizionato dal clan dei casalesi, guidato da Luciano Donadio, e la situazione era già emersa in modo chiaro attraverso un’inchiesta della Procura veneziana.

La Commissione d’accesso e le prove

La decisione di Zappalorto si basava sui risultati della Commissione d’accesso, presieduta dal viceprefetto Piera Bumma e composta da esperti come il tenente colonnello Domenico Frustagli e il vicequestore Riccardo Sommariva. La relazione, istituita per raccogliere elementi per una decisione del Prefetto, ha evidenziato una situazione di “estrema gravità” a Eraclea. I commissari hanno trovato collusione e complicità tra la politica locale e il clan, risalenti a vent’anni prima e attraversati da diverse giunte guidate da Graziano Teso. Il sindaco Teso, in particolare, aveva interessato direttamente alla vendita dell’albergo Victory, proprietà dei casalesi. Donadio, grazie ai suoi agganci con imprenditori locali come Graziano Poles, aveva anche intervento nelle elezioni e controllava appalti su appalti lungo il litorale. La Commissione ha analizzato gli atti del Comune degli ultimi 15 anni, trovando elementi di collusione e complicità. Questo ha portato Zappalorto a chiedere lo scioglimento per mafia.

Il Viminale e le pressioni politiche

Zappalorto ha espresso dubbi su perché il Ministero degli Interni abbia rifiutato la sua richiesta, nonostante fosse documentata e dettagliata. L’ex prefetto ha sottolineato che non sa se le pressioni politiche abbiano giocato un ruolo, ma ha fatto chiaramente domande. Inoltre, ha rivelato di non voler mettere il dito sulla piaga né raccontare eventuali inconvenienti subìti per aver criticato pubblicamente il ministero da cui dipendeva.

La decisione di non procedere al scioglimento è stata influenzata anche da considerazioni politiche. Non lo voleva la Lega, e nemmeno il Pd, per non imbarazzare il ministro Luciana Lamorgese, ex prefetta di Venezia e allora capo del Viminale. La politica ha preferito evitare un segnale forte, anche se la situazione era chiara. Oggi, con la sentenza della Cassazione che condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso esponenti politici di Eraclea, Zappalorto non può esimersi dal dire che aveva ragione. «Non solo avevo ragione, ma si doveva cogliere l’occasione per dare un segnale forte, di chiarezza. Sarebbe stato meglio per tutti, per i cittadini e per la politica.»

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