Giuseppe Caracciolo, magistrato veneziano e presidente della Corte di giustizia tributaria, è stato assolto dopo 10 anni di contestazioni per favoreggiamento della prostituzione. La Corte d’Appello di Lecce ha dichiarato il fatto non sussiste, scagionando definitivamente il magistrato. L’assoluzione arriva dopo un lungo iter giudiziario che ha visto il magistrato condannato in primo grado e sospeso dalle funzioni per un periodo di tempo indefinito.
Un’onta per un giudice, ma un’assoluzione dopo dieci anni
La vicenda ha avuto inizio il 1° luglio 2016, quando un appartamento nel capoluogo del Salento, pubblicizzato come casa di vacanza, è stato sottoposto a sigilli. L’immobile era utilizzato da Caracciolo e dalla sua compagna, poliziotta in aspettativa, per ospitare giovani romene che svolgevano attività di prostituzione. L’accusa ha ipotizzato un concorso in favoreggiamento della prostituzione, con un’ipotesi iniziale di sfruttamento, che è poi caduta. Il magistrato e la sua compagna sono stati condannati in primo grado a un anno di reclusione e interdizione dagli uffici pubblici.
Le conseguenze disciplinari sono state immediate: il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha disposto la sospensione cautelare delle funzioni e del pagamento dello stipendio. Inoltre, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt) ha sospeso Caracciolo dall’incarico per un periodo di tempo indefinito, bloccando l’erogazione dell’emolumento. L’azione disciplinare è stata promossa su iniziativa dell’attuale presidente facente funzioni della commissione tributaria veneta, Carmine Scarano, che aveva precedentemente perso una battaglia giudiziaria contro l’insediamento in laguna di Caracciolo.
Il ricorso ha scosso il sistema giudiziario
Caracciolo ha presentato ricorsi per contestare le decisioni disciplinari, sostenendo che l’azione fosse stata condotta con pregiudizio nei suoi confronti. Tra le argomentazioni, il magistrato ha sottolineato l’animosità e l’ingiustificata urgenza con cui è stata condotta l’istruttoria. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha esaminato il ricorso nel 2018, ritenendo infondate gran parte delle argomentazioni, ma ha accolto una parte: la legge non definisce nel dettaglio i comportamenti privati considerati riprovevoli per un giudice tributario. Per questo motivo, il provvedimento di sospensione e la norma del regolamento sono stati dichiarati illegittimi. La sentenza ha anche espresso un appello al legislatore per colmare la lacuna normativa, sottolineando l’assurdità di poter sottoporre un magistrato a sanzioni disciplinari per comportamenti al di fuori dell’attività istituzionale, ma non per le funzioni di giudice tributario.
Un caso emblematico di assoluzione dopo anni di contestazioni
La piena assoluzione arriva dopo un periodo di 10 anni, durante i quali il magistrato ha subìto un’onta particolarmente sgradevole per un giudice. La Corte d’Appello di Lecce ha riconosciuto che il fatto non sussiste, confermando l’innocenza del magistrato. La vicenda rappresenta un caso emblematico di come le accuse possano essere riviste e annullate nel tempo, anche se il danno reputazionale può essere profondo. La sentenza ha anche sottolineato la mancanza di una normativa chiara che disciplini i comportamenti privati dei magistrati, un tema che ha suscitato dibattito all’interno del sistema giudiziario. La vicenda di Caracciolo è un esempio concreto di come le procedure disciplinari possano essere contestate e riviste, anche dopo anni di sospensioni e condanne iniziali.



