L’emergenza degli incendi in Indonesia si fa sempre più preoccupante, con conseguenze dirette anche in Malesia, dove sono state chiuse diverse scuole a causa del fumo tossico. Non si tratta solo di un fenomeno climatico come l’El Niño, ma anche di una pratica agricola intensa, come il disboscamento per la produzione di cellulosa e olio di palma. Dall’inizio dell’anno, 200mila ettari di territorio sono andati in fumo, con effetti devastanti sulla salute e sull’ambiente.
Salute e impatto ambientale
Le fiamme hanno causato un aumento significativo di infezioni respiratorie acute, con 174.694 casi registrati tra agosto e il 21 settembre nelle aree colpite. La siccità, aggravata dal calore anomalo legato all’El Niño, ha reso il rischio di nuovi focolai ancora più alto. La Malesia, in particolare, ha dovuto chiudere le scuole in diverse regioni, tra cui la capitale Kuala Lumpur, a causa delle nubi di fumo che si sono diffuse a causa degli incendi in Indonesia. La siccità e il calore anomalo hanno reso il rischio di nuovi focolai elevato. Le autorità hanno già avvisato che la situazione non si placa e che i roghi potrebbero continuare a diffondersi. L’Indonesia, con il suo ruolo chiave nella produzione di cellulosa e olio di palma, deve affrontare un problema che ha conseguenze a livello internazionale.
Le cause umane e il disboscamento
Le cause degli incendi non sono solo climatiche, ma anche legate a attività umane. Le aziende e gli agricoltori utilizzano la tecnica del “taglia e brucia” per ripulire le aree della foresta tropicale e creare spazio per piantagioni industriali di palma da olio e per la produzione di cellulosa. Questa pratica, sebbene rapida, ha conseguenze gravi: le torbiere, che sono enormi serbatoi di carbonio, vengono drenate e seccate, trasformandosi in combustibili altamente infiammabili.
Il disboscamento per la produzione di cellulosa e olio di palma è un fattore chiave nella diffusione degli incendi. L’Indonesia, settimo produttore mondiale di cellulosa, ha visto un aumento del 70% del settore negli ultimi dieci anni, con la Cina che assorbe il 75% delle esportazioni. L’olio di palma, inoltre, è prodotto in quantità molto elevate, con l’Indonesia che rappresenta il più grande produttore al mondo. Il refluo oleoso della lavorazione dell’olio di palma, noto come Pome, è ampiamente utilizzato in Europa per i biocarburanti. L’Italia, con le sue bioraffinerie, rappresenta il principale hub d’importazione europeo per questo refluo. L’Europa sta cercando di ridurre l’uso dell’olio di palma grezzo nei biocarburanti, incentivando l’uso di scarti come il Pome.
L’emergenza degli incendi in Indonesia non si ferma. Secondo dati della BBC, Greenpeace ha individuato quasi 7mila focolai in tutta l’Indonesia, con concentrazioni elevate in Kalimantan Centrale, Papua Meridionale e Sumatra Meridionale. La Nasa ha rilevato quasi 400 focolai in tutto il Paese, con un aumento a oltre mille nel periodo tra l’8 agosto e il 1 ottobre. L’effetto di questi roghi non si limita all’Indonesia: si estendono anche in Malesia, Singapore, Filippine e Vietnam, con conseguenze ambientali e sanitarie a livello internazionale.



