Le foreste, pilastro del pianeta e fondamentale per la stabilità climatica, restano sotto attacco nonostante l’emergenza climatica globale. Secondo i dati del Global forest resources assessment 2025 e del The State of the World’s Forests – Sofo 2026, le foreste coprono 4,14 miliardi di ettari, pari al 32% della superficie terrestre. La maggior parte, quasi la metà, si trova nelle zone tropicali, con le foreste primarie che occupano circa un terzo della superficie forestale complessiva. Tuttavia, nonostante un rallentamento nei tassi di deforestazione annua lorda, il bilancio complessivo resta drammatico: dal 1990 ad oggi sono andati persi 489 milioni di ettari di foreste, l’88% dei quali localizzati nelle fasce tropicali.
Deforestazione e impatto climatico
La deforestazione non solo riduce la capacità delle foreste di assorbire CO₂, ma anche di rilasciare carbonio accumulato in secoli nell’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. Secondo la Fao, la distruzione ha inghiottito oltre 8 milioni di ettari nel solo 2024, con picchi critici in Brasile, Bolivia, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia, Angola e Etiopia. Gli hotspot della distruzione restano concentrati nel Sud del mondo, con il Brasile che guida la classifica per perdita assoluta (2,9 milioni di ettari all’anno negli ultimi dieci anni). La deforestazione è un ecocidio, con conseguenze devastanti per la biodiversità e le comunità locali. Le foreste ospitano l’80% delle specie terrestri e assorbono CO₂ tramite la fotosintesi, contribuendo a contrastare il riscaldamento globale. Tuttavia, a causa del cambiamento climatico, siccità e deforestazione, alcune aree, come parti della foresta amazzonica, rischiano di trasformarsi in emettitori netti, rilasciando più carbonio di quanto riescono a conservare. Questo circolo vizioso peggiora il clima e indebolisce le foreste, accelerando il loro degrado.
Le differenze tra dati e metodologie
Le differenze tra i dati forniti dalla Fao e da Global Nature Watch (Gnw) mettono in luce le sfide nel monitoraggio della deforestazione. La Fao utilizza un criterio basato sulla destinazione legale e strutturale dell’uso del suolo, mentre il Gnw si basa su osservazioni satellitari ad alta risoluzione, registrando ogni riduzione della chioma superiore a 5 metri in tempo reale. Questo approccio permette di catturare l’impatto immediato di eventi come incendi o tagli rasi, ma non tiene conto della rigenerazione naturale o dei rimboschimenti.
La Fao, invece, include i dati su rigenerazione naturale e rimboschimenti, permettendo di calcolare un bilancio netto. Così, se il Brasile perde 2 milioni di ettari di foresta pluviale ma la Cina rimbosca 2 milioni di ettari, per il bilancio netto della Fao la variazione mondiale è pari a zero. Il Gnw, invece, evidenzia la perdita lorda nei singoli punti geografici, equiparando una foresta centenaria distrutta nei tropici a una giovane piantagione in Asia. Queste differenze influenzano le decisioni politiche e la strategia di intervento.
Le soluzioni e la responsabilità dei mercati
Raggiungere l’obiettivo della deforestazione zero entro il 2030, sottoscritto da oltre 130 Paesi alla Cop26 di Glasgow nel 2021, richiede interventi strutturali non più rinviabili. L’agroforestazione, come sottolineato da Wangari Maathai, è una pratica fondamentale per il futuro climatico, integrando la produzione alimentare con il ripristino degli ecosistemi e il sequestro di carbonio. Tuttavia, il cambiamento del clima e l’“Età del Fuoco” segnalano un nuovo tipo di minaccia: nel 2024, gli incendi hanno superato l’agricoltura come causa primaria di perdita di foreste tropicali primarie, rappresentando quasi il 50% della distruzione totale.
La responsabilità dei mercati e delle aziende è cruciale per fermare questa tendenza. La deforestazione, tra le prime fonti di emissioni di gas serra, pone a rischio la biodiversità e la stabilità climatica. La natura ha bisogno di un avvocato, come ha sottolineato Polly Higgins, co-fondatrice di Stop ecocide international, che ha proposto un emendamento allo Statuto di Roma per rendere l’ecocidio un crimine internazionale. La deforestazione su larga scala, come quella della foresta amazzonica, non danneggia solo la biodiversità locale, ma altera il clima globale, violando i diritti alla pace e alla sicurezza delle popolazioni di tutto il mondo.



