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venerdì 9 Ottobre 2026

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Economia

L’evasione fiscale in Italia: un paradosso tra gioiellieri e postini

L’Italia registra un deficit fiscale di 108 miliardi, con un paradosso tra settori diversi. I gioiellieri dichiarano meno dei postini.

L’Italia si trova in una situazione paradossale nel settore delle tasse: mentre i redditi dichiarati sono in calo, l’evasione fiscale cresce, e alcuni settori, come quelli dei gioiellieri, sembrano dichiarare meno rispetto a professioni come quelle dei postini. Secondo i dati del Centro studi Itinerari previdenziali, il costo dell’irregolarità per l’economia italiana, definito come “sottodichiarazione dei redditi”, ammonta a 108,2 miliardi di euro, un aumento del 21,6% rispetto al 2019. Questo fenomeno, pur non indicando che tutti i gioiellieri siano evasori, mette in luce una complessità nella gestione fiscale italiana.

Un sistema fiscale complesso e sperequato

Il sistema fiscale italiano è caratterizzato da un numero elevato di deduzioni e detrazioni, con ben 625 voci che riducono il reddito imponibile o le imposte. Questo complesso meccanismo, sebbene inteso per garantire equità, ha prodotto sperequazioni e, in alcuni casi, incentivi all’evasione. Ad esempio, una famiglia con due figli e un reddito annuo di 37 mila euro non paga Irpef, mentre un lavoratore autonomo che supera i 85 mila euro di fatturato vede esplodere le tasse. Un solo centesimo in più può cancellare ogni vantaggio, rendendo la dichiarazione fiscale un’opzione spesso evitata. Un altro aspetto rilevante è la propensione all’evasione, che varia a seconda del settore. Mentre la media è al 17,4%, per i lavoratori autonomi e le imprese, la propensione all’evasione sale al 60,6%. Questo fenomeno, pur non essendo un’indicazione generale, suggerisce una diversa gestione fiscale tra i diversi settori economici.

Un’irregolarità che non riguarda tutti

Non tutti i contribuenti evadono le tasse. Secondo le statistiche, 7,9 milioni di italiani di Irpef versano appena 19 euro l’anno, mentre altri 7,4 milioni ne versano 204. Questi dati, pur non indicando un comportamento generalizzato di evasione, mostrano una situazione in cui una parte significativa della popolazione contribuisce poco al gettito fiscale. Al contempo, il 65% dei 216,24 miliardi di euro di Irpef è versato da appena il 18,78% dei contribuenti, un dato che sottolinea una concentrazione del pagamento fiscale in poche mani.

La fotografia è quella che ogni anno redige il Centro studi Itinerari previdenziali basandosi sui dati delle ultime dichiarazioni dei redditi. E ogni anno il suo presidente Alberto Brambilla, ex sottosegretario al ministero del Welfare, la riassume così: «Una fotografia più vicina a quella di un Paese povero che a quella di un membro del G7». Sì, perché a scorrere le statistiche bisognerebbe chiedersi come sia possibile che 7,9 milioni di italiani di Irpef versino appena 19 euro (1,5 al mese) e altri 7,4 milioni ne versino 204 (17 euro al mese).

La complessità del sistema fiscale ha reso la dichiarazione dei redditi un’opzione spesso evitata.

Il viceministro dell’Economia e Finanze, Maurizio Leo, ha sottolineato che nel 2023 sono stati recuperati 31,4 miliardi di euro, un record assoluto. Tuttavia, il problema non è solo la quantità di denaro recuperato, ma anche la struttura del sistema fiscale. Il flat tax, che garantisce agli autonomi con redditi fino a 85 mila euro un prelievo del 15%, ha creato un incentivo per alcuni a non dichiarare i propri redditi. Per risolvere questa situazione, è necessario un confronto tra partiti e parti sociali per trovare un’intesa che non favorisca l’evasione.

L’Italia, pur con un tasso di tassazione tra i più alti in Europa, deve affrontare una sfida non solo di evasione, ma anche di equità e trasparenza nel sistema fiscale. Mentre alcuni settori, come quelli dei gioiellieri, sembrano dichiarare meno rispetto a professioni come quelle dei postini, il problema non riguarda tutti. La situazione richiede una revisione del sistema fiscale, che non solo combatta l’evasione, ma anche riduca le sperequazioni e aumenti la fiducia nel sistema. La dichiarazione dei redditi, in un contesto così complesso, diventa un’opzione spesso evitata, ma non sempre illegale.

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