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venerdì 9 Ottobre 2026

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Politica

Nuova legge sul cinema e audiovisivo: un passo avanti per un settore in crisi

Una riforma bipartisan per il cinema e audiovisivo, con critiche e speranze per il futuro del settore.

La nuova legge sul cinema e sull’audiovisivo, che sta per essere approvata in Aula, rappresenta un tentativo di riforma bipartisan per un settore in crisi. L’idea, sviluppata su modello francese, mira a creare un’Agenzia indipendente per gestire l’intervento dello Stato a favore del settore. Nonostante alcune critiche e tentativi di sabotaggio da parte di chi vuole mantenere lo status quo, la convergenza tra maggioranza e opposizione sembra consolidata. L’obiettivo è migliorare l’efficienza e la trasparenza, ma la legge non è perfetta.

Un settore in difficoltà e un budget diseguale

Nel 2026, il cinema riceve oltre 600 milioni di euro, a fronte di poco più di 400 euro per lo spettacolo dal vivo. Questa distorsione ha creato un equilibrio sbilanciato, con un aumento del budget per il cinema a scapito di altri settori. La Legge Franceschini del 2016, entrata in vigore nel 2017, ha portato a una gestione neoliberista, con un sistema basato sul tax credit, che ha generato critiche per la sua distorsione e per la mancanza di controlli adeguati. La riforma Franceschini è stata di impianto neoliberista, assegnando alle logiche di mercato – attraverso lo strumento (rivelatosi distorsivo) del tax credit – l’allocazione prevalente delle risorse pubbliche. La patologia s’è aggravata con una burocrazia ministeriale che per anni è stata abbandonata a se stessa, con risorse umane e professionali inadeguate. E deficit di adeguati controlli, come emerso in modo evidente con lo “scandalo del Tax Credit”.

Un’idea nata da un maestro e sviluppata da esperti

L’idea di un’Agenzia indipendente, ispirata al modello francese del Cnc, è stata lanciata per primo dal Maestro Pupi Avati. L’obiettivo è rispondere alle critiche emerse negli anni, soprattutto per la burocrazia e la mancanza di una valutazione di impatto. La legge in discussione cerca di correggere queste patologie, anche se non è perfetta.

Il testo della riforma è il risultato della faticosa mediazione messa in atto dal Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, a partire da proposte del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. La Sottosegretaria leghista non ha avuto un ruolo primario e si è sentita scavalcata. Il Ministro Alessandro Giuli sostiene un’approvazione veloce, mentre i capigruppo Paolo Marcheschi (Fdi) e Francesco Verducci (Pd) confermano che la proposta sarà approvata senza modifiche. Le audizioni del 6 ottobre hanno visto alcune critiche all’impianto della riforma, con l’indicazione che non è sufficiente a risolvere le tante problematiche del settore. Tuttavia, non è emerso alcun riferimento alla valutazione di impatto della legge. Anche se ci sono state alcune resistenze, la convergenza bipartisan sembra solida.

La legge, pur non essendo perfetta, rappresenta un passo avanti per un settore in crisi. L’ottimo è nemico del bene. Il rischio latente è che le critiche producano un risultato paradossale e masochista: far saltare il compromesso e lasciare in piedi l’assetto che molti vorrebbero superare. La riforma, se approvata, potrebbe portare un cambiamento significativo nel modo in cui lo Stato interviene a favore del cinema e dell’audiovisivo. Tuttavia, il rischio è che le critiche possano portare a un blocco dell’iter, anche se le fonti parlamentari indicano che la proposta sarà approvata senza modifiche.

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