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venerdì 9 Ottobre 2026

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Salute

Pesticidi nei ceci: i secchi peggio dei conservati, ma la scatola non basta

Pesticidi nei ceci: i secchi peggio dei conservati, ma la scatola non basta. Risultati di un test tedesco su 21 campioni.

Un’indagine del CVUA di Stoccarda ha rilevato quattro irregolarità nei ceci secchi, mentre tutti i campioni in scatola sono risultati conformi ai limiti. I residui di pesticidi sono stati trovati in alcuni prodotti, ma non hanno determinato un rischio sanitario. I ceci secchi, in particolare, mostrano concentrazioni più elevate di sostanze chimiche rispetto a quelli in scatola, dove i valori sono significativamente inferiori. La differenza si spiega con il maggiore contenuto d’acqua dei prodotti in scatola, che potrebbe diluire le concentrazioni misurate. Il laboratorio tedesco ha sottolineato che il superamento del limite legale non implica automaticamente un rischio per la salute, e nei campioni esaminati non è emerso alcun pericolo.

Residui di pesticidi nei ceci: un problema limitato ma significativo

Nel test su 21 campioni, quattro prodotti secchi hanno superato i limiti di legge per residui di sostanze chimiche. Tra questi, un campione canadese ha rilevato 13,2 mg/kg di acido fosfonico, ben al di sopra del limite di 1,5 mg/kg. Un altro campione ha mostrato un’alta concentrazione di 2,4-D, un erbicida non autorizzato in Italia. La fosfina, un gas tossico utilizzato come fumigante, è stata rilevata in due campioni, con valori che superano i limiti stabiliti. Il CVUA ha chiarito che nonostante i superamenti, non è emerso alcun rischio sanitario per i consumatori.

La presenza di pesticidi non equivale a un rischio per la salute

Il laboratorio tedesco ha spiegato che i valori misurati non necessariamente indicano un pericolo per i consumatori. Inoltre, la media dei residui nei ceci secchi è influenzata da sostanze che possono presentarsi a concentrazioni molto superiori rispetto ad altre. Il bromuro, ad esempio, può derivare sia dal fumigante bromuro di metile che dal terreno, complicando l’interpretazione dei dati. Nonostante i superamenti, il CVUA ha sottolineato che i campioni analizzati non hanno mostrato alcun rischio per la salute.

La scatola non basta: i ceci in conserva mostrano valori inferiori

I ceci in scatola, invece, hanno mostrato concentrazioni di pesticidi significativamente inferiori. Nei tre campioni convenzionali analizzati, è stato rilevato il 2,4-D a una concentrazione media di 0,007 mg/kg, ben al di sotto del limite di 0,05 mg/kg. Due prodotti contenevano anche acido fosfonico, ma entro i limiti stabiliti. Il campione biologico in scatola ha mostrato un’unica sostanza rilevata sopra il limite di quantificazione: la melamina, a 0,04 mg/kg, un valore ampiamente inferiore al limite di 2,5 mg/kg. Il laboratorio ha spiegato che la lavorazione dei ceci in scatola, come ammollo e cottura, potrebbe contribuire a ridurre i residui.

Il confronto tra i due tipi di prodotto ha evidenziato una differenza significativa nei valori medi: 0,37 mg/kg nei secchi contro 0,02 mg/kg nelle conserve. La differenza è attribuibile al maggiore contenuto d’acqua dei prodotti in scatola, che potrebbe diluire le concentrazioni misurate. Tuttavia, il laboratorio ha chiarito che il confronto non permette di quantificare quanto dei residui sia stato eliminato dalla sola cottura.

  • Quattro irregolarità nei ceci secchi
  • Valori di pesticidi significativamente inferiori nei ceci in scatola
  • Non è emerso alcun rischio sanitario nei campioni analizzati
  • La lavorazione potrebbe ridurre i residui di pesticidi

Il laboratorio tedesco ha anche ricordato che il numero di campioni analizzati è limitato, e quindi non è possibile trarre conclusioni generali sull’intera categoria. Inoltre, la provenienza dei prodotti non è sempre indicata sull’etichetta, rendendo difficile per i consumatori ricostruire la loro origine. Il CVUA di Stoccarda proseguirà i controlli, ampliando il numero di campioni esaminati per ottenere dati più rappresentativi.

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