La polizia indiana ha arrestato tre leader del “Partito degli scarafaggi”, un movimento di protesta nato online e diventato una forza rilevante nell’opposizione al governo del primo ministro Narendra Modi. I leader sono stati fermati durante una grande manifestazione organizzata a New Delhi per protestare contro le decisioni della Commissione elettorale, che hanno portato alla cancellazione di oltre 130 milioni di nomi dalle liste elettorali. L’evento, che si è svolto il 10 ottobre 2026, è stato represso con misure di controllo massiccio, tra cui chiusure di stazioni della metropolitana, blocchi di internet mobile e arresti di manifestanti. La protesta, che coinvolge soprattutto giovani e gruppi non indù, è vista come un tentativo di contrastare l’autoritarismo crescente del governo.
La repressione e le misure di controllo
Il “Partito degli scarafaggi”, noto anche come Cockroach Janta Party, ha organizzato una manifestazione imponente a New Delhi, con migliaia di partecipanti. Tuttavia, la polizia ha impedito ai manifestanti di raggiungere il luogo di ritrovo, il Jantar Mantar, un complesso monumentale nel centro della città. Le forze dell’ordine hanno utilizzato misure straordinarie per reprimere la protesta, comprese l’arresto di centinaia di persone e il blocco di comunicazioni. Tra gli arrestati ci sono anche giornalisti che avevano seguito la manifestazione. La polizia ha caricato i manifestanti sugli autobus e li ha portati via senza informazioni precise su dove siano stati condotti.
Le misure di repressione sono state estreme e hanno incluso l’arresto di manifestanti arbitrariamente. Le stazioni della metropolitana sono state chiuse e l’accesso a internet mobile è stato interrotto per impedire ai manifestanti di organizzarsi. La polizia ha anche impedito ai gruppi di avvicinarsi al Jantar Mantar, con violenze e arresti. Tra le persone arrestate ci sono anche giornalisti, che hanno tentato di documentare la protesta. Non è chiaro dove siano stati portati i leader arrestati, né se siano stati rilasciati o se siano in custodia.
Le modifiche alle liste elettorali e l’opposizione
La protesta è nata in seguito a una revisione straordinaria degli elenchi elettorali condotta dalla Commissione elettorale indiana. Dopo la revisione, su un totale di 970 milioni di persone presenti nelle liste, più di 130 milioni sono state cancellate. Questo processo, sebbene ufficialmente mirasse a rimuovere nomi morti o trasferiti, è stato visto come un tentativo di favorire il partito di Modi. L’opposizione sostiene che le modifiche penalizzino soprattutto le classi povere e i non indù, in gran parte musulmani.
La revisione ha suscitato preoccupazioni per la sua impatto sull’equità elettorale. Il presidente della Commissione elettorale, Gyanesh Kumar, ha guidato questa revisione a partire dall’estate del 2025. La protesta ha coinvolto tutta l’opposizione, con il leader del Partito del Congresso, Rahul Gandhi, che è stato sottoposto a tre diversi “fermi di polizia” e denunciato per vari reati. Nonostante le repressioni, il “Partito degli scarafaggi” rimane una forza significativa nel dibattito politico indiano, sebbene non sia rappresentato nel parlamento.
La sua popolarità tra i giovani e i gruppi marginalizzati ha reso la protesta una delle più importanti del momento. La repressione ha suscitato preoccupazioni per la libertà di espressione e la gestione democratica delle proteste in India. La polizia ha impiegato misure estreme per reprimere la protesta, tra cui l’arresto di manifestanti arbitrariamente e il blocco di comunicazioni. La protesta, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone, è vista come un tentativo di contrastare l’autoritarismo crescente del governo.



