La situazione a Taranto, centro dell’ex Ilva, appare drammatica e senza prospettiva. Guglielmo Gambardella, segretario generale della Uilm, ha espresso la delusione del sindacato per la mancanza di risposte concrete da parte del governo. Dopo quattordici anni di vertenza e due di amministrazione straordinaria, i lavoratori non vedono ancora un piano chiaro per il futuro. Gambardella ha sottolineato che il governo non ha dato risposte sufficienti alle richieste avanzate, limitandosi a presentare ammortizzatori sociali e un fondo di circa 125 milioni di euro, senza offrire una visione a lungo termine.
Il governo non risponde alle richieste legittime dei lavoratori. La Uilm ha presentato al governo, lo scorso luglio, un piano straordinario per la messa in sicurezza e il rilancio dell’ex Ilva. Tra le richieste, si annoveravano un piano industriale di decarbonizzazione, un piano sociale per i lavoratori diretti e un intervento diretto dello Stato come garante della transizione. Tuttavia, il governo ha risposto con un piano che si limita agli ammortizzatori sociali, senza offrire strumenti straordinari come prepensionamenti o riconoscimento dei rischi. Gambardella ha sottolineato che queste misure sono già state utilizzate in passato, ma non bastano più.
Un conflitto inimmaginabile e un clima sociale logorato
A Taranto c’è un conflitto inimmaginabile. I lavoratori sono attaccati da chi non vuole l’acciaieria, e la città è divisa tra chi sostiene l’industria e chi la critica per l’inquinamento. La politica, a sua volta, ha usato la questione elettorale per alimentare il dibattito, senza offrire soluzioni concrete. Il clima sociale è logorato, e i sindacati temono un logoramento sociale che potrebbe danneggiare l’economia della città. “Nessuno sembra rendersi conto del danno economico che subirà quella città”, ha detto Gambardella.
Il governo continua a promettere senza agire. Il governo, invece, continua a ripetere che la chiusura della gara è vicina e che un investitore potrebbe arrivare presto. Tuttavia, questa promessa è stata fatta da anni, e non si è ancora visto alcun passo concreto. Gambardella ha sottolineato che il governo deve assumere una regia e proporre una prospettiva occupazionale e industriale, non basta dirci di non preoccuparci dei lavoratori. “L’acciaio è un asset strategico, e allora bisognerebbe fare tutto il possibile per mantenerlo in vita”, ha concluso.
Sciopero e mobilitazione per un futuro concreto
Intanto, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo per lunedì 12 ottobre. “È l’inizio di una serie di iniziative, perché il governo risponda a richieste che sono legittime e che difendono l’economia di intere famiglie”, ha spiegato Gambardella. Il sindacato non esclude di estendere la mobilitazione ai giorni successivi, anche con iniziative territoriali. L’obiettivo è spingere il governo a dare risposte concrete e a offrire un piano di salvaguardia per l’ex Ilva, che resta un’eccellenza da tutelare.
La Uilm ha ricordato che l’ex Ilva è un complesso che l’Europa ci invidiava. Ora, però, è nel caos. Non si ha contezza del dramma sociale: a Taranto c’è un conflitto inimmaginabile. I lavoratori sono attaccati di continuo da chi non vuole l’acciaieria, e c’è tutta la politica che, sullo stabilimento, ha fatto solo battaglie elettorali. Il clima sociale è logorato, sono tutti contro tutti. La mobilitazione si estende a iniziative territoriali. Il sindacato non esclude di estendere la mobilitazione ai giorni successivi, anche con iniziative territoriali. L’obiettivo è spingere il governo a dare risposte concrete e a offrire un piano di salvaguardia per l’ex Ilva, che resta un’eccellenza da tutelare.



