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sabato 10 Ottobre 2026

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Il fallimento della politica industriale: l’Italia rischia di comprare l’acciaio dalla Cina

L’Italia rischia di dipendere sempre più dall’acciaio cinese a causa della chiusura dell’Ilva.

La chiusura dell’Ilva rappresenta un fallimento della politica industriale italiana, con conseguenze gravi per l’autonomia manifatturiera del Paese. Giulio Sapelli sottolinea che l’Italia rischia di dipendere sempre più dall’acciaio cinese, a causa della mancanza di una scelta politica e della decisione giudiziaria che ha portato alla chiusura dell’impianto. L’industria metalmeccanica italiana, che si rifornisce in larga misura da Taranto, potrebbe subire danni enormi, con conseguenze non solo occupazionali ma anche strategiche per l’economia nazionale.

Un rischio per l’industria e per la sovranità nazionale

L’acciaio è un bene strategico il cui valore è destinato a crescere, e la sua produzione in Italia è fondamentale per la realizzazione di infrastrutture fisiche e metalliche necessarie a tutti i settori, anche quelli legati all’intelligenza artificiale e al digitale. Senza un’industria siderurgica forte, l’Italia rischia di dover comprare l’acciaio dalla Cina, aumentando la sua dipendenza estera. La chiusura dell’Ilva potrebbe portare a un regresso industriale drammatico, con conseguenze gravi per la sovranità nazionale.

La decisione di chiudere l’Ilva, pur se giudiziaria, ha suscitato critiche per la mancanza di una scelta politica. Giulio Sapelli sottolinea che il governo non ha preso decisioni e non è stato in grado di imporsi, portando a un palese fallimento della politica industriale. L’Italia, inoltre, ha perso quarant’anni fa il polo di Bagnoli per una scelta scellerata, e oggi rischia di ripetere lo stesso errore con l’Ilva. La nazionalizzazione dello stabilimento, secondo Sapelli, potrebbe essere la soluzione per salvare un settore strategico.

Lo Stato ha tutte le competenze per poter nazionalizzare l’Ilva

Lo Stato ha tutte le competenze per poter nazionalizzare l’Ilva, come ha sottolineato Sapelli. Un ritorno della proprietà statale potrebbe permettere di ripristinare la produzione di acciaio di alta qualità, necessaria per la ricostruzione del Medio Oriente e della Mesopotamia. Inoltre, la siderurgia italiana è tra le migliori al mondo, e la sua chiusura significherebbe un regresso industriale drammatico. L’Italia non può permettersi di perdere un settore così strategico.

Le prospettive per il futuro

Il governo ha promesso di formulare un decreto per tutelare i lavoratori e garantire una cassa integrazione in una prospettiva di continuità industriale. Tuttavia, per Sapelli, l’unica via per salvare l’Ilva è la sua nazionalizzazione o la sua sottoposizione a una proprietà pubblica. L’Italia ha tutte le capacità professionali e tecniche per farlo, ma manca la volontà politica. Se dovesse decidere oggi come impiegare le prossime risorse pubbliche, Sapelli suggerisce di investire in un rilancio dell’Ilva e dell’intera siderurgia italiana. La decisione finale riguarderà non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche il futuro dell’industria italiana e la sua capacità di competere a livello internazionale. La chiusura dell’Ilva potrebbe portare l’Italia a dipendere sempre più dall’acciaio cinese, con conseguenze gravi per l’economia nazionale e per la sua autonomia manifatturiera.

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