L’Europa si trova a dover ripensare la sua difesa senza l’impegno statunitense, un tema che ha preso forma in un dibattito acceso tra esperti e politici. Il ridimensionamento dell’impegno americano ha reso necessario un ripensamento della strategia di sicurezza europea, con un focus su come costruire una capacità di difesa autonoma. L’idea di un’Europa «senza America» ha suscitato preoccupazioni, ma anche speranze, soprattutto in vista di un futuro in cui l’Unione potrebbe diventare più indipendente. La discussione, iniziata con un saggio di Edoardo Campanella e Marta Dassù, ha messo in luce le sfide e le opportunità di un’Europa che cerca di rafforzare la sua difesa.
La difesa europea come bene pubblico
Per costruire una capacità di difesa credibile, l’Europa ha bisogno di un approccio cooperativo, visto che la difesa non può essere vista come un bene nazionale. Il saggio sottolinea che la difesa deve essere vista come un «bene pubblico europeo», finanziato non solo su base nazionale, ma anche attraverso prestiti comuni. Il programma SAFE, adottato nel maggio 2025, rappresenta un passo in questa direzione, con un budget di 150 miliardi di euro e una clausola di «preferenza europea». Tuttavia, l’importo rimane insufficiente, e l’Europa ha bisogno di ulteriori strumenti finanziari, come i eurobond per la difesa, che Berlino continua a osteggiare.
La Germania ha modificato le norme costituzionali per permettere un aumento significativo delle spese per la difesa. Il governo Merz ha approvato un budget che porterà il finanziamento militare a circa 145 miliardi di euro nel 2027, con un tasso di spesa del 3,1 per cento del PIL. Questo aumento ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il rischio di divisioni nazionali, in particolare con la Francia, che ambisce a rimanere la principale potenza militare del Vecchio continente.
Un equilibrio tra autonomia e dipendenza
Per l’Europa, il dibattito sulla difesa si concentra su come trovare un equilibrio tra autonomia e dipendenza. Se una politica di «buy European» non è credibile nel breve termine, una scelta esclusiva di «buy American» potrebbe ostacolare l’autonomia. L’Europa ha bisogno di un dibattito strategico che vada oltre le scelte nazionali, e che includa una visione politica, finanziaria e industriale.
La Germania, con il suo piano di riarmo, potrebbe creare una competizione industriale con la Francia. La Germania, con il suo piano di espansione delle forze professionali e l’acquisizione di missili a lungo raggio, potrebbe diventare un attore chiave nella difesa europea, ma solo se si evita di agire in modo puramente nazionale. L’obiettivo dichiarato di Friedrich Merz è di trasformare la Bundeswehr nel principale esercito convenzionale europeo, sulla base della convinzione che l’UE abbia di fronte una minaccia consistente e a lungo termine della Russia.
La sfida principale per l’Europa è recuperare una credibilità militare autonoma, vista la riduzione dell’impegno americano, ma continuare a dipendere dagli Stati Uniti per garantire la propria sicurezza rispetto alle minacce nucleari. Inoltre, esiste un fronte della sicurezza europea che non si combatte con armi, ma con algoritmi, narrazioni e coesione sociale. La risposta europea a questo fronte, come il Codice di condotta sulla disinformazione, è iniziata, ma non è sufficiente. L’Europa deve fare molto di più, con una sinergia tra scelte europee, nazionali e comportamenti dei media occidentali.



