Dopo dieci anni di lavoro, il Cortile della Pigna torna alla cromia originale del travertino, concepita all’inizio del Cinquecento. Il restauro, condotto con attenzione e cura, ha permesso di recuperare la tonalità che caratterizzava il complesso architettonico progettato da Donato Bramante e completato nel XVI secolo. La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, ha definito il progetto “straordinario”, probabilmente il più lungo mai intrapreso grazie al sostegno dei Patrons dei Musei Vaticani.
Un restauro basato su ricerche e indagini
Il recupero della tonalità del travertino non è solo una scelta estetica, ma l’esito di un’indagine sulla storia del monumento. Le ricerche condotte durante il restauro hanno confermato che la tonalità originale era diversa da quella che si era sviluppata nel tempo, tendente all’ocra. La conferma è arrivata attraverso un lavoro articolato: ricerca negli archivi, indagini stratigrafiche e confronto con antichi dipinti conservati in diversi musei internazionali. Il colore richiamava infatti la pietra dell’antica Roma e costituiva un elemento caratteristico dello spazio. Il restauro non è nato da una situazione di urgenza, ma da un progressivo deterioramento delle superfici. “Erano presenti cadute di intonaco, problemi di coesione negli stucchi e in alcune parti dei capitelli”, ha spiegato la direttrice. Il progetto ha visto la partecipazione di esperti e l’uso di tecniche moderne per ripristinare l’aspetto originale del Cortile.
Il cantiere diviso in quattro lotti
Per limitare l’impatto sul pubblico, il cantiere è stato articolato in quattro lotti, preceduti da due cantieri pilota necessari a definire la cromia e le modalità dell’intervento. Il primo lotto ha riguardato il “Nicchione” e la Terrazza del Belvedere, uno degli spazi architettonici più significativi del complesso, iniziato da Bramante e portato a compimento da Pirro Ligorio. La posizione centrale del Cortile, snodo del percorso dei visitatori, ha richiesto una macchina organizzativa complessa e coordinata.
La divisione in lotti ha permesso di mantenere sostanzialmente fruibile il Cortile durante i lavori. “Avendo diviso in quattro lotti abbiamo avuto dei ponteggi sui diversi lati”, conferma Jatta. Il risultato, aggiunge con soddisfazione, “si presenta oggi agli occhi di tutti i nostri visitatori ogni giorno”. Il progetto è stato reso possibile grazie al generoso sostegno dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, che hanno accompagnato il lungo percorso di restauro. Il coordinatore dell’Ufficio dei Patrons, monsignor Terence Hogan, in un post sui social dei Musei Vaticani, definisce la conclusione dei lavori nell’ottobre 2026 “un momento molto importante”, grazie alla restituzione del Cortile alla bellezza che lo aveva caratterizzato fin dalle sue origini.
Il restauro ha anche portato alla luce alcune scoperte interessanti. Tra queste, una piccola scala di servizio che collega il Cortile del Belvedere con la Galea, o Fontana della Galera, verso il resto dello Stato della Città del Vaticano. La struttura, conosciuta come intervento degli anni Trenta, è stata oggetto di un restauro che ha fatto emergere una “meravigliosa scala progettata da Gio Ponti con dei marmi policromi”, “un gioiello dell’architettura degli anni Trenta”, la definisce Barbara Jatta.
È inoltre riemerso un portale risalente a Gregorio XV, aperto alla fine del Cinquecento per esigenze di servizio e ora nuovamente restaurato e fruibile. Per la direttrice si tratta di un ulteriore risultato del cantiere: “Anche i nostri dipendenti devono giustamente fruire del bello”. Il lavoro ha visto la collaborazione di diversi esperti e l’uso di tecnologie avanzate per garantire la precisione e la durata del restauro. Il risultato finale è un Cortile della Pigna che torna a mostrare la sua bellezza originale, con una cromia che richiama la pietra dell’antica Roma e che rappresenta un elemento chiave dello spazio.



