Un avvocato ha denunciato la segregazione di un minore in carcere e ha chiesto la dimissione del direttore delle carceri maltesi, accusandolo di aver ostacolato una consulenza psicologica sul ragazzo. Il 15enne, detenuto dal 25 maggio, è sospettato di legami con la rete 764, un network online classificato come minaccia alla sicurezza da Europol. L’avvocato Arthur Azzopardi ha sottolineato che le condizioni di detenzione del minore sono illegali e che il direttore, Christopher Siegersma, ha impedito al professionista di svolgere il proprio incarico. L’avvocato ha espresso preoccupazione per il trattamento riservato al ragazzo e ha chiesto l’avvio di procedimenti legali.
Condizioni di detenzione e isolamento del minore
Dal suo ingresso nel carcere minorile, il quindicenne ha mangiato e dormito da solo e ha avuto contatti soltanto occasionali con altri detenuti. L’avvocato ha riferito che un’assistente sociale con 17 anni di esperienza ha testimoniato sotto giuramento di non aver mai visto un minore trattato in quel modo. “Persino gli adulti in isolamento disciplinare ricevono un trattamento migliore”, ha detto l’assistente sociale. Siegersma ha giustificato il regime di “segregazione” con esigenze di protezione reciproca, ma l’avvocato ha contestato questa spiegazione, affermando che la segregazione dei minori è completamente illegale.
Il direttore ha ostacolato deliberatamente l’esecuzione di un ordine del tribunale. Secondo quanto riferito da Azzopardi, nell’ultimo mese e mezzo Siegersma avrebbe impedito al professionista di svolgere il proprio incarico, tentando di sostituirlo con una persona di propria fiducia. Il direttore sarebbe arrivato anche a contattare via WhatsApp la giudice prima di testimoniare sotto giuramento nell’udienza, nel tentativo di ottenere una modifica del decreto.
Accuse e procedimenti legali
Il Tribunale minorile de La Valletta ha respinto la richiesta di libertà su cauzione, disposto che il ragazzo rimanesse in custodia cautelare all’interno dell’istituto penitenziario minorile. I reati contestati sono gravi: associazione a delinquere, partecipazione in un’organizzazione criminale, produzione e distribuzione di materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione. Gli accertamenti sui telefoni e computer del ragazzo avrebbero mostrato una sua presunta partecipazione attiva nel gruppo “764”. L’avvocato ha escluso responsabilità della magistratura, della polizia e della procura, pur riconoscendo la gravità delle accuse contestate al ragazzo.
La perizia disposta quasi due mesi fa non è ancora completata. L’avvocato ha sottolineato che nessun cittadino può disobbedire a un ordine del tribunale, tanto meno un funzionario pubblico. Il caso è seguito costantemente dall’Ambasciata italiana a Malta, guidata da Valentina Setta, presente a tutte le fasi dell’udienza. L’avvocato ha chiesto l’avvio di procedimenti per oltraggio alla corte e l’applicazione di sanzioni disciplinari nei confronti del direttore, accusato di aver ostacolato deliberatamente l’esecuzione di un ordine del tribunale. La decisione sulla richiesta di libertà su cauzione è attesa per lunedì prossimo. Se accolta, dopo 140 giorni di custodia cautelare, permetterebbe al ragazzo di tornare a casa con un braccialetto elettronico. L’avvocato ha espresso preoccupazione per il trattamento riservato al minore e ha sottolineato l’importanza di rispettare le norme legali e le procedure previste.



