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sabato 10 Ottobre 2026

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Politica

Il welfare si allontana dai più bisognosi

Il welfare italiano rischia di non raggiungere chi più ne ha bisogno, a causa di meccanismi distorti.

Il welfare italiano rischia di allontanarsi dai più bisognosi, a causa di meccanismi distorti che privilegiano chi riesce a sfruttare le agevolazioni. Il paradosso emerge chiaramente in un contesto in cui chi rispetta le regole paga il conto, mentre chi riesce ad aggirarle può incassare un premio. Non si tratta di una guerra ai poveri, ma di una denuncia contro un sistema che, con bonus, esenzioni e soglie, rischia di perdere di vista chi è più in difficoltà. Difendere il ceto medio e proteggere i poveri non sono obiettivi rivali: sono la stessa battaglia per uno Stato giusto.

La progressività non basta a garantire equità

La progressività delle imposte è giusta, ma la disparità tra chi dichiara e chi nasconde non lo è. Molti sussidi dipendono dal reddito dichiarato, ma dichiarato non vuol dire reale. Dove prospera l’evasione e il lavoro nero, il cittadino onesto può apparire benestante, mentre l’evasore indigente riceve aiuti. Residenze di comodo e nuclei familiari costruiti ad arte possono aggravare questa distorsione. Ogni euro finito a un falso povero è un euro negato a chi non arriva a fine mese. La solidarietà non può essere un premio per chi evita le regole. Il sistema deve garantire che le risorse siano destinate a chi ne ha davvero bisogno, non a chi riesce a sfruttare le lacune del sistema. La ricchezza di un Paese non nasce solo dai grandi patrimoni, ma anche dalle famiglie che investono nel futuro.

Le soglie e i bonus non risolvono la povertà

La trappola delle soglie è un problema crescente: basta un aumento di stipendio per perdere più agevolazioni insieme. Si lavora di più, si guadagna qualcosa in più, ma il beneficio effettivo si assottiglia. Che messaggio manda lo Stato? Che avanzare conviene poco. Nel frattempo, il ceto medio perde potere d’acquisto, risparmio e fiducia. Non serve inventare l’ennesimo bonus. Serve fare pulizia: censire le prestazioni, eliminare le sovrapposizioni, verificare redditi e patrimoni effettivi, rendere graduale l’uscita dagli aiuti.

Non significa che gli aiuti abbiano prodotto la povertà. Significa che spendere sempre di più non basta a dimostrare di spendere bene. I dati non consentono slogan, ma neppure indifferenza. Secondo Itinerari Previdenziali, i trasferimenti statali alla gestione assistenziale dell’Inps sono cresciuti da circa 74 miliardi nel 2008 a 180 nel 2024. Comprendono voci differenti, non solo povertà. Intanto, secondo l’Istat, i poveri assoluti sono passati da circa 2,8 a 5,6 milioni.

L’assistenza indispensabile va difesa; i sussidi senza risultati non possono diventare intoccabili. Lavoro regolare, formazione e servizi devono offrire una strada fuori dalla fragilità. La ricchezza di un Paese non nasce solo dai grandi patrimoni. Nasce dalle famiglie che risparmiano, studiano, investono, comprano casa, aprono imprese e scommettono sul futuro. Se soffochiamo questa energia, prosciughiamo anche le risorse della solidarietà. Il sistema deve misurare ciò che funziona. Solo in questo modo si può rafforzare la solidarietà e la fiducia nel sistema. La ricchezza di un Paese non nasce solo dai grandi patrimoni, ma anche dalle famiglie che investono nel futuro.

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