“Avere fame di vento” è l’installazione site-specific realizzata dall’artista Arianna Pace, vincitrice del 24° Premio Ermanno Casoli, all’interno degli spazi di EMC FIME a Castelfidardo. L’opera, curata da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli, si colloca all’interno della ventiduesima Giornata del Contemporaneo 2026 promossa da AMACI. L’installazione, che si sviluppa nel giardino della sede aziendale, rappresenta un ulteriore passo nella collaborazione tra arte e industria, un tema che la Fondazione Ermanno Casoli ha sempre cercato di promuovere. L’opera, realizzata in un contesto che unisce la produzione di motori e sistemi per l’assorbimento dell’aria a una tradizione artigianale legata alla fisarmonica, si ispira al tema dell’aria, elemento invisibile ma essenziale per la vita e per la relazione tra persone e ambiente.
Un dialogo tra arte e industria
La Fondazione Ermanno Casoli, attraverso il Premio che porta il nome del fondatore del Gruppo Elica, ha scelto di realizzare l’edizione 2026 all’interno di EMC FIME, azienda del Gruppo Casoli. L’obiettivo è creare un momento di incontro tra la tradizione artigianale di Castelfidardo e l’innovazione industriale. «Sono più di venti anni che la Fondazione si occupa d’arte insieme a industria, che sembra un po’ un ossimoro», ha spiegato Francesco Casoli, presidente di Elica e vicepresidente della Fondazione. «Riteniamo, e il tempo ce ne ha dato ragione, che le due cose possono convivere, anzi, le due cose possono crescere insieme». L’installazione di Arianna Pace, che si colloca all’interno di un contesto industriale ma che si ispira alla natura, rappresenta un esempio concreto di questa convergenza.
La struttura esterna è realizzata in corten, un metallo che crea un effetto corteccia e materico, mentre la parte interna è verniciata di azzurro per creare una dimensione celeste, contrapposta all’aspetto materico. L’opera si presenta come una sorta di stanza aperta, composta da due pareti convergenti che definiscono uno spazio di sosta, ascolto e relazione. L’installazione è il risultato di un processo condiviso, nel quale saperi, tecniche, esperienze e memorie differenti concorrono alla sua realizzazione.
La scultura e il paesaggio sonoro
Al centro dell’installazione si trova una scultura in ceramica smaltata, una figura sospesa tra umano, animale e vegetale. L’opera, intitolata “Dio del Vento”, si attiva con il passaggio del visitatore attraverso una traccia sonora. L’artista ha spiegato che la scultura è composta da elementi un po’ antropomorfi, un po’ vegetali, animali, che richiamano il movimento del vento. La componente sonora dell’opera nasce direttamente dalla vita quotidiana dell’azienda. I suoni dei macchinari e quelli umani vengono sovrapposti e trasformati, fino a diventare «un paesaggio sonoro».
Con il supporto del sound designer Lorenzo Mandolesi, il loro respiro è stato registrato all’interno di una camera semi-anecoica dell’azienda, utilizzata abitualmente per testare i prodotti. I campioni sono stati successivamente messi in dialogo con i suoni prodotti dai macchinari durante la lavorazione. Sono state coinvolte 32 persone di EMC FIME, appartenenti a diversi profili professionali, che hanno partecipato a workshop teorici e pratici per interrogarsi sul paesaggio, sull’aria e sul vento. Attraverso la manipolazione dell’argilla, i partecipanti hanno risposto alla domanda posta dall’artista: «Qual è il tuo essere vento?».
L’installazione, che porta il paesaggio dentro lo spazio industriale, restituisce alla comunità il paesaggio sonoro, umano e produttivo che normalmente rimane invisibile. L’opera rappresenta un momento di incontro tra arte, industria e paesaggio, un dialogo che coinvolge le persone, i luoghi e le relazioni. L’opera di Arianna Pace, realizzata in un contesto che unisce la produzione di motori e sistemi per l’assorbimento dell’aria a una tradizione artigianale legata alla fisarmonica, è un esempio concreto di come l’arte possa contribuire a una riflessione su temi come la natura, la tecnologia e la creatività.



