Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha bocciato la proposta irlandese per il bilancio dell’Unione europea, sottolineando che «ci vuole rigore, l’intesa è lontana». La bozza avanzata dall’Irlanda, detta «negobox», non ha suscitato consenso tra i 27 Paesi membri, con critiche da parte di diversi governi, tra cui la Germania, l’Austria e i Paesi Bassi. Merz ha espresso la sua insoddisfazione, affermando che il bilancio da sfoltire «non taglia abbastanza» e che l’entità della proposta non è sufficiente per raggiungere un’intesa.
Le reazioni dei Paesi membri
La proposta irlandese mira a ridurre il bilancio UE per il periodo 2028-2034, riducendo i fondi da 159 miliardi di euro a un importo inferiore. Il ministro irlandese per gli Affari europei Thomas Byrne ha tentato di accontentare tutti, ma di fatto ha scontentato la maggior parte dei Paesi membri. La manovra ha colpito settori come i contributi UE allo sviluppo nei Paesi poveri, la difesa e la sicurezza, suscitando lo scontento della Francia, dove Emmanuel Macron chiede un maggiore e ambizioso budget europeo per sostenere le priorità dell’UE, inclusa la difesa.
La «negobox» non ha suscitato consenso, con critiche anche da parte di Paesi come l’Austria e i Paesi Bassi. La Svezia, attraverso il ministro degli Affari europei Jessica Rosencrantz, ha espresso la sua insoddisfazione, affermando che «i numeri sul tavolo rappresentano ancora un aumento insostenibile e quindi siamo lontani da un accordo». Anche i Paesi Bassi non possono accettare la proposta attuale, richiedendo scelte più nette per investire in sicurezza, competitività e indipendenza dell’Europa.
Le critiche del settore agricolo
Il ministro italiano dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha stroncato il taglio di 2,5 miliardi del fondo d’emergenza, affermando che «abbiamo salvato i fondi strutturali di incentivo agli agricoltori, e questa è la Pac». Lollobrigida ha espresso preoccupazione per il taglio al fondo d’emergenza, che, secondo lui, «è una follia». Valutazioni simili sono state espresse anche da lobby agricole come la Copa-Cogeca e dal presidente di CIA-Agricoltori italiani Cristiano Fini, che ha sottolineato che la bozza irlandese «non apre a più risorse per l’agricoltura e riaccende la pressione sulle promesse fatte agli agricoltori della presidente Ursula von der Leyen».
La salvaguardia dei fondi strutturali della Politica agricola comune (Pac) è stata vista come un successo del governo italiano, con il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo che ha rivendicato il risultato ottenuto grazie alla lettera del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha vincolato Ursula von der Leyen a difendere il comparto agricolo. La mancanza di consenso ha reso difficile raggiungere un accordo. Merz ha sottolineato che «l’entità della nuova proposta non è sufficiente per raggiungere un’intesa», mentre la Svezia, attraverso il ministro degli Affari europei Jessica Rosencrantz, ha espresso la sua insoddisfazione, affermando che «i numeri sul tavolo rappresentano ancora un aumento insostenibile e quindi siamo lontani da un accordo». Anche i Paesi Bassi non possono accettare la proposta attuale, richiedendo scelte più nette per investire in sicurezza, competitività e indipendenza dell’Europa.
Le critiche si concentrano anche sui tagli al capitolo Europa globale e alla cooperazione allo sviluppo. Questo settore passa da 215 a 178 miliardi di euro. Barry Andrews, presidente della commissione Sviluppo del Parlamento europeo, ha definito questa decisione «un errore grave, che l’Europa pagherà con la propria sicurezza e il proprio prestigio nel mondo». Il relatore rumeno del Ppe Siegfried Muresan ha bocciato la proposta, sottolineando che «taglia la spesa per la difesa mentre le minacce si moltiplicano, riduce gli investimenti in competitività mentre l’Europa perde terreno rispetto alle maggiori economie mondiali e lascia agricoltori e regioni con finanziamenti insufficienti».



