La provincia di Cremona si colloca tra le regioni italiane con le retribuzioni medie più elevate, con un salario annuo medio di 33.559 euro, secondo l’Osservatorio JobPricing. Il dato emerge dal Geography Index, che confronta le retribuzioni con l’inflazione e mette in luce una situazione di equilibrio tra salari e costi di vita. Sebbene i salari siano tra i più alti d’Italia, il potere d’acquisto dei lavoratori è stato ridotto nel corso degli anni, con una perdita del 5,2% negli ultimi dieci anni.
Salari in crescita, ma inflazione più alta
Nel 2025, gli stipendi sono cresciuti del 4,3% a livello nazionale e del 4,5% in Lombardia, in un contesto di ripresa economica. Tuttavia, l’inflazione ha continuato a pesare sul potere d’acquisto dei lavoratori. A Cremona, l’aumento dei prezzi è stato meno incisivo rispetto ad altre province lombarde, contribuendo a una perdita di potere d’acquisto inferiore a quella di Milano, dove l’erosione ha raggiunto il 9,9%. Il confronto con il capoluogo lombardo è emblematico: a Milano i salari sono cresciuti del 12,3%, ma l’inflazione ha superato il 22,2%, riducendo quasi un decimo del potere d’acquisto.
Le dinamiche del mercato del lavoro
Le differenze territoriali nelle retribuzioni sono influenzate da caratteristiche specifiche dei mercati del lavoro, come la diffusione dei settori produttivi e le modalità di contrattazione. A Cremona, la domanda di lavoro vive, la disoccupazione è ai minimi storici e le imprese incontrano difficoltà nel trovare personale, fattori che hanno sostenuto l’aumento dei salari. La crescita salariale non è sufficiente a recuperare quanto perso durante la forte inflazione del 2022 e del 2023.
La Lombardia, pur mantenendo un primato nazionale per i salari, mostra una situazione complessa: a fronte di un incremento salariale del 12,2%, l’inflazione ha raggiunto il 21,1%, con una perdita complessiva del 8,9%. Il risultato migliore della regione spetta a Lodi, dove l’erosione del potere d’acquisto si è fermata al 2,2%. A Cremona, il dato restituisce una fotografia a due facce: da una parte retribuzioni medie che mantengono la provincia tra le più competitive del Paese, dall’altra un potere d’acquisto che, pur avendo resistito meglio rispetto a numerosi territori lombardi, resta inferiore a quello di dieci anni fa.
Per misurare davvero il valore di uno stipendio, non è sufficiente la cifra riportata in busta paga, ma è necessario considerare quanto quella cifra consente di acquistare. Il Geography Index dell’Osservatorio JobPricing sottolinea che, a livello nazionale, gli stipendi sono aumentati del 14,2% dal 2015, mentre i prezzi sono cresciuti del 22,6%, determinando una perdita di potere d’acquisto dell’8,4%. La situazione in provincia di Cremona, quindi, rappresenta un equilibrio tra un mercato del lavoro dinamico e una crescita salariale che non ha ancora compensato l’effetto dell’inflazione. Il potere d’acquisto dei lavoratori, pur rimanendo più stabile rispetto ad altre province, non è tornato ai livelli del passato, segnando una realtà complessa ma non esclusivamente negativa.



