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lunedì 12 Ottobre 2026

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Salute

Cadmio, la Francia accelera la riduzione nei fertilizzanti. In Italia la prevenzione resta in sospeso

La Francia stringe i limiti al cadmio nei fertilizzanti, mentre in Italia la prevenzione rimane inattiva.

La Francia ha annunciato un piano ambizioso per ridurre il cadmio nei fertilizzanti, un metallo pesante che si accumula nei suoli e si trasferisce agli alimenti, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute. L’obiettivo è raggiungere nel 2030 il valore raccomandato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare (Anses), ma il percorso prevede clausole che permettono rinvii. In Italia, invece, la prevenzione resta in sospeso, con un dibattito pubblico che non ha ancora trovato una risposta concreta. L’inchiesta del Salvagente e di Valori.it, presentata il 4 settembre, ha evidenziato la presenza di cadmio in 100 alimenti, con dati preoccupanti soprattutto nei bambini.

Un piano francese per ridurre il cadmio

Il governo francese ha deciso di introdurre limiti più severi al cadmio nei fertilizzanti fosfatici, iniziando nel 2027 con un limite di 60 milligrammi per chilogrammo di anidride fosforica, in linea con il regolamento europeo. Nel 2028, il valore scenderà a 40 milligrammi, e nel 2030 si arriverà a 20 milligrammi, il valore raccomandato dall’Anses. Inoltre, dal 2027, si introdurrà un tetto di 3 grammi di cadmio per ettaro all’anno, un passo significativo per ridurre la contaminazione dei suoli. Tuttavia, le ultime tappe del piano sono sottoposte a consultazione pubblica, e le date potrebbero essere modificate.

La pressione per intervenire è cresciuta negli anni, con l’Anses che già nel 2019 aveva raccomandato di limitare gli apporti di cadmio nei terreni agricoli. Nel 2021, Santé publique France ha pubblicato uno studio che ha mostrato un aumento dei livelli di cadmio negli adulti rispetto a un’indagine del 2006-2007. Nel 2025, i medici hanno inviato una lettera al primo ministro denunciando una “bomba sanitaria”, mentre nel 2026, l’Anses ha confermato la sovraesposizione attraverso l’alimentazione, collegata alla contaminazione dei suoli agricoli.

Un problema che riguarda anche l’Italia

La vicenda francese ha suscitato interesse anche in Italia, dove l’inchiesta del Salvagente e di Valori.it ha analizzato 100 alimenti, evidenziando la presenza di cadmio in prodotti come pasta, pane e biscotti. La ricercatrice Luana Izzo ha incrociato i dati con i consumi nazionali e ha scoperto che nei bambini, l’esposizione al cadmio supera il limite tollerabile. La preoccupazione è legata al fatto che il cadmio si accumula nel tempo e può danneggiare reni e ossa. In Italia, però, non c’è una risposta concreta: la prevenzione resta in sospeso, e le scelte individuali dei consumatori vengono considerate una parte limitata della soluzione.

La prevenzione non può fermarsi alla spesa. Per i consumatori, l’Anses raccomanda di variare l’alimentazione, limitare alcuni prodotti a base di frumento e introdurre più legumi. Tuttavia, la riduzione del cadmio nei fertilizzanti e il monitoraggio dei terreni sono fondamentali per ridurre il rischio. In Italia, però, non c’è una politica chiara o una risposta concreta. La cortina di silenzio su questo tema è un problema, soprattutto per i gruppi vulnerabili, come i bambini, che sono i più esposti.

La contaminazione del cadmio non è un problema immediato, ma una questione di esposizione cronica. La soluzione richiede un approccio multidisciplinare, che includa controlli alimentari, prevenzione agricola e biomonitoraggio. In Francia, il governo ha iniziato a muoversi, ma in Italia, la prevenzione resta in sospeso, con un dibattito pubblico che non ha ancora trovato una risposta definitiva. La riduzione degli apporti non significa ripulire i terreni. Il cadmio può restare nei suoli per decenni e continuare a essere assorbito dalle piante, in misura diversa secondo acidità del suolo, caratteristiche del terreno e colture. Non ci si può dunque aspettare che l’entrata in vigore di un limite si traduca subito in alimenti meno contaminati.

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