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lunedì 12 Ottobre 2026

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La guerra dell’acqua si fa sentire: centrali idroelettriche a secco e Procure in azione

Centrali idroelettriche a secco e tensioni per il fiume Turano. La guerra dell’acqua si fa sentire.

Il fiume Turano, prosciugato da siccità e mancati rilasci di acqua da parte della mega-centrale idroelettrica del Lazio, ha scatenato una guerra senza esclusione di colpi tra società elettriche, amministrazioni locali e comitati di cittadini. La situazione, che ha visto la Magistratura indagare e la Commissione europea aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, ha messo in luce un problema che riguarda non solo il Lazio, ma l’intero Paese. Da Nord a Sud, le centrali idroelettriche sono in affanno, con un calo del 40% della produzione nel primo semestre del 2026. La crisi idrica ha spinto le popolazioni a mobilitarsi, con iniziative popolari come passeggiate ecologiche e concerti sul letto del fiume, mentre le autorità locali e nazionali cercano di trovare una soluzione.

La battaglia per il fiume Turano

La battaglia per il fiume Turano ha preso forma a Rocca Sinibalda, un comune dell’alta Sabina tra Rieti e il lago del Turano. Il lago, nato negli anni ‘30 insieme al gemello lago del Salto, è il polmone che alimenta una potente centrale idroelettrica. Tuttavia, il fiume Turano è letteralmente in secca per oltre un chilometro nella vallata. La situazione è drammatica: il fiume riprende una flebile vita solo più in là, grazie a una sorgente locale. I cittadini, con l’aiuto di esperti e associazioni ambientali, hanno sollevato obiezioni contro il rispetto delle regole di rilascio dell’acqua da parte di Enel, titolare degli impianti.

La normativa non è mai stata aggiornata. Il Disciplinare che regola i rilasci del fiume Turano e del lago del Salto risale al 1950 e non è mai stato modificato. David Rottgen, legale del Comitato per il Fiume Turano e ex membro della Commissione per le autorizzazioni integrate del Ministero dell’Ambiente, ha ricordato che l’articolo 17 del Disciplinare impone a Enel di adeguarsi alla normativa vigente, che prevede l’obbligo di garantire il Deflusso Minimo Vitale. Peccato che, nel punto in cui il fiume è totalmente secco, i 300 litri al secondo non siano presenti.

Un caso pilota per il futuro

La vicenda del fiume Turano potrebbe diventare un caso pilota per una revisione critica delle normative che regolano gli equilibri tra tutela delle risorse idriche e produzione idroelettrica. Il problema riguarda non solo il Lazio, ma l’intero Paese, che non ha recepito correttamente la Direttiva quadro sulle acque, che impone l’aggiornamento periodico delle concessioni per le grandi derivazioni idro. La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento della direttiva.

Le centrali idroelettriche sono in grave difficoltà. Da Nord a Sud, le centrali idroelettriche sono in affanno, con un calo del 40% della produzione nel primo semestre del 2026. La crisi idrica ha spinto le popolazioni a mobilitarsi, con iniziative popolari come passeggiate ecologiche e concerti sul letto del fiume, mentre le autorità locali e nazionali cercano di trovare una soluzione. La situazione ha portato a un’interrogazione del Partito Democratico al Consiglio regionale del Lazio e a un dossier che è finito nelle Procure della Repubblica di Rieti.

Il sindaco di Rocca Sinibalda, Stefano Micheli, ha confermato che Enel sembra aver riconosciuto che la quantità attualmente garantita non è più sufficiente rispetto alle condizioni climatiche e ambientali di oggi. Un’indagine commissionata da cittadini privati ha stimato che il deflusso minimo vitale si aggiri intorno ai 600 litri al secondo, ben tre volte quanto attualmente rilasciato da Enel. La mancanza di aggiornamento delle normative ha reso le centrali idroelettriche vulnerabili ai cambiamenti climatici, con conseguenze gravi per l’ambiente e per le comunità locali.

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