Il prezzo della benzina in Italia non segue il calo del greggio, nonostante il greggio abbia registrato un ribasso significativo. Tra il 26 settembre e il 6 ottobre, il prezzo della benzina self è sceso da 2,158 a 2,043 euro, grazie ai tetti di prezzo volontari delle compagnie e a quotazioni all’ingrosso più basse. Tuttavia, il calo non si riflette pienamente alla pompa, a causa di tasse e costi fissi. Il rischio di transito nel Golfo e la mancanza di regia comune tra i produttori hanno mantenuto i prezzi elevati.
Il Golfo senza regia
Il cartello del Golfo si è incrinato, con l’abbandono degli Emirati Arabi dell’OPEC e dell’OPEC+ nel maggio 2023. Questo ha ridotto la capacità produttiva dell’organizzazione del 15%, creando una situazione di competizione tra i produttori. Senza una regia comune, ogni produttore ha fretta di riprendersi i clienti persi, ma il rischio di attacchi e incidenti ha reso difficile un calo dei prezzi. Il greggio è disponibile, ma il rischio del viaggio lo rende costoso. Il rischio di transito nel Golfo ha reso difficile un calo dei prezzi. Il prezzo del barile riflette più il rischio del viaggio che la scarsità di greggio. Il Brent resta sopra i 100 dollari, circa il 40% oltre i livelli di prima della guerra. Il 1° ottobre una superpetroliera è stata colpita da un proiettile non identificato: incendio a bordo, equipaggio evacuato, tutti salvi. Dal 2 ottobre si segnala almeno un attacco al giorno tra Hormuz e il Golfo di Aden.
Le tasse e la pompa italiana
Il prezzo alla pompa è influenzato anche dalle tasse. L’accisa ordinaria sulla benzina è di circa 67 centesimi al litro, e l’IVA al 22% si applica anche su questa componente. Su un prezzo di 2,043 euro, 1,04 euro vanno allo Stato, il 51% del totale. Il resto copre il greggio, la raffinazione, il trasporto e i margini. Se il prezzo dell’energia calasse del 10%, la benzina costerebbe 12 centesimi in meno, il 6% del prezzo alla pompa.
Il calo non si vede pienamente a causa di questi costi fissi. Un ribasso, in realtà, c’è già stato. Tra il 26 settembre e il 6 ottobre, il prezzo della benzina self è sceso da 2,158 a 2,043 euro, grazie ai tetti di prezzo volontari delle compagnie e a quotazioni all’ingrosso più basse. Tuttavia, il tetto non è un ribasso reale: la media nazionale resta sopra i 1,99 euro, e il tetto di Eni vale trenta giorni, prorogabili. Il calo non si traduce in un prezzo finale significativamente più basso.
Il prezzo dell’energia non si ferma alla pompa. In Italia, l’inflazione di settembre è stimata al 4,2%, contro il 3,3% di agosto, con i beni energetici a +22,3% in un anno. Chi presta denaro a lungo termine chiede un interesse più alto per proteggersi, e le obbligazioni già in circolazione perdono valore. Negli Stati Uniti, il rendimento del titolo decennale ha superato il 5% il 23 settembre, il livello più alto dal 2007.
Il rischio maggiore è quello delle obbligazioni a lunga scadenza e a tasso fisso. Se il prezzo alla pompa dipende più da quanto è pericoloso il viaggio che da quanto costa il greggio al pozzo, la domanda non è solo quando scenderà la benzina. Chi, tra gli estrattori, gli obbligazionisti e chi deve riempire il serbatoio, sta già pagando il conto? Il rischio di transito nel Golfo e la mancanza di regia comune tra i produttori hanno reso difficile un calo dei prezzi, anche se il greggio è disponibile e i costi di estrazione sono più alti.



