Il tenente colonnello Alberto Marino, ex consulente della procura e attuale comandante della sezione biologia del Ris di Parma, ha rivelato dettagli oscuri sul caso Garlasco, in vista di una possibile revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Il caso, che vede il 24enne Stasi condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, ha visto emergere nuove informazioni che potrebbero influenzare l’esito della causa. Marino, intervistato in tv, ha espresso il desiderio di parlare in aula, ma i fatti che ha rivelato sono al centro di un’inchiesta in corso da parte dei pm pavesi.
Analisi e controanalisi sui pedali della bici
Marino ha rivelato di aver effettuato 19 anni fa analisi e controanalisi sui pedali della bici dell’ex bocconiano, alla ricerca del DNA di Chiara Poggi. Tra i test eseguiti, c’è stato l’Obti, un test specifico che ha escluso la presenza del sangue della vittima. Tuttavia, l’esito di quel test è rimasto segreto fino a oggi, nonostante fosse stato eseguito il 20 settembre 2007, il giorno dopo quelle ufficiali. Inoltre, è emerso che è stato rilevato un DNA maschile mai verbalizzato e approfondito su quella stessa bici. Marino ha spiegato che, nonostante operasse come consulente della pm Rosa Muscio, i rapporti con lei li teneva il colonnello Garofano. Inoltre, ha rivelato che, dopo l’esito negativo delle controanalisi, la procura «inspiegabilmente» non ha dato seguito al caso, sostenendo che «se non c’è nessun dato ci siamo fermati».
La distruzione dei reperti e l’ordine di Marino
Un altro punto oscuri riguarda la distruzione dei reperti del delitto. Marino, appena nominato comandante di sezione nel 2016, ha dato l’ordine di distruggere i reperti sei anni prima che la Corte d’Assise d’Appello pronunciasse un parere in tal senso. Secondo una nota interna del comandante attuale del Ris di Parma, Matteo Donghi, l’ordine di alienare gli eluiti fu emesso da Marino poco dopo l’assunzione del comando della Sezione Biologia. L’azione è stata documentata anche da sette foto relative allo spegnimento del freezer il 15 settembre 2016.
Marino ha spiegato che, nonostante operasse come consulente della pm Rosa Muscio, i rapporti con lei li teneva il colonnello Garofano. Inoltre, ha rivelato che, dopo l’esito negativo delle controanalisi, la procura «inspiegabilmente» non ha dato seguito al caso, sostenendo che «se non c’è nessun dato ci siamo fermati». Questi dettagli, ora al vaglio dei pm pavesi, potrebbero influire sulla richiesta di revisione del processo che la difesa di Stasi sta preparando. La procura generale di Milano, in attesa di decidere se prendere l’iniziativa, valuta se i fatti emersi possano modificare l’esito della condanna.
La famiglia di Chiara Poggi, tramite gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, ha già espresso l’intenzione di costituirsi parte civile contro Marino, in caso di processo. La situazione rimane in sospeso, con i pm che valutano se i fatti emersi possano portare a nuove accuse o a una revisione del processo.
La distruzione dei reperti ha avuto un impatto significativo sull’indagine.
La procura non ha dato seguito a dati rilevanti, nonostante fossero disponibili.



