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Cassazione annulla interdizione per medici Cpr, avvocati: «Dignità professionale restituita»

Cassazione annulla interdizione per medici Cpr, avvocati: «Dignità professionale restituita»

La Cassazione ha annullato l’interdizione dei medici per i certificati di inidoneità ai Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), un provvedimento che aveva suscitato forti critiche e proteste da parte della comunità medica. L’annullamento, reso noto il 13 ottobre 2026, ha restituito la dignità professionale a diversi medici coinvolti in un’inchiesta che ha visto l’intero sistema sanitario messo in discussione. Gli avvocati della difesa, Francesca Cancellaro e Salvatore Tesoriero, hanno espresso soddisfazione per la decisione, sottolineando che la pronuncia della Corte ha riconosciuto i valori costituzionali e la tutela della professione medica.

La vicenda giudiziaria e le accuse

L’inchiesta, originariamente avviata a Ravenna, ha coinvolto diversi medici accusati di aver prodotto certificati falsi per determinare l’inidoneità di migranti all’ingresso nei Cpr. Tra i protagonisti, almeno nove medici sono formalmente indagati, tra cui l’infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm). Secondo i pm, le condotte sarebbero state commesse tra il 2024 e il 2026, e sarebbero supportate da diversi indizi, come la pianificazione di interventi sui social e l’organizzazione di riunioni per la creazione di certificati falsi.

La posizione dei legali e la difesa dei sanitari

Gli avvocati della difesa hanno sottolineato che la sospensione dalla professione per le mediche indagate è una misura sproporzionata, che viola i principi di dignità e autonomia professionale. «I sanitari devono esser garanti della salute», hanno ricordato i legali, sottolineando che i medici non devono essere strumentalizzati per le politiche di sicurezza dell’esecutivo. La Cassazione ha annullato i provvedimenti interdittivi nei confronti delle tre sanitarie colpite, e ha rinviato il giudizio al tribunale del Riesame di Bologna, dove dovrà essere valutata la vicenda tenendo conto dei valori costituzionali.

La decisione della Corte ha anche restituito il potere di firma a cinque medici, che avevano visto il loro diritto limitato. «La pronuncia della Cassazione restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita nell’inchiesta», hanno commentato i difensori. L’inchiesta, tuttavia, non si è limitata a questi nove professionisti: ha coinvolto più di venti medici, alcuni dei quali sono stati sottoposti a perquisizioni in diverse città.

Le reazioni del governo e del ministro Piantedosi

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito le accuse rivolte ai medici come «ostruzionismi illegali», sostenendo che i sanitari che non rispettano la propria missione professionale usano la procedura come strumento per vanificare le decisioni dello Stato. In una lettera al quotidiano La Verità, Piantedosi ha espresso la sua posizione, sottolineando che i medici devono rispettare le regole per l’ingresso nei Cpr. Gli uffici del ministero, ha annunciato, sono al lavoro per rivedere le regole sulle valutazioni sanitarie, contenute nella direttiva Lamorgese. Secondo i legali, le dichiarazioni del ministro violano la presunzione di innocenza degli indagati, che opera per l’intero arco del procedimento penale. La decisione della Cassazione, quindi, rappresenta un passo importante per la tutela dei diritti dei medici e per la salvaguardia della loro autonomia professionale.

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