La Consulta ha annullato la condanna per diffamazione aggravata a carico dell’ex senatore Saverio De Bonis, chiarificando il ruolo del Senato nel processo. La decisione, resa nota il 13 ottobre 2026, ha sottolineato che il conflitto non riguardava il merito dell’insindacabilità delle dichiarazioni, ma il procedimento seguito dal Tribunale di Matera dopo che l’eccezione era stata sollevata. La Corte ha accolto il conflitto di attribuzione tra poteri promosso dal Senato, sottolineando che il giudice aveva dovuto trasmettere gli atti al Senato prima di proseguire il processo.
La legge 140/2003 e l’insindacabilità delle dichiarazioni
L’articolo 3 della legge numero 140 del 2003, sottolineato nella pronuncia, è “assolutamente chiaro” nel prevedere che, ove il giudice ritenga non fondata l’eccezione di insindacabilità, debba trasmettere gli atti alla Camera di appartenenza affinché questa possa pronunciarsi. Secondo la Consulta, il Tribunale di Matera non ha rispettato questa disposizione, proseguendo il processo senza attendere la pronuncia del Senato. La legge, inoltre, stabilisce che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
La vicenda e il commento del Tribunale
La vicenda riguardava la pubblicazione, sulla pagina Facebook di De Bonis, di un articolo di stampa relativo a un imprenditore, accompagnato da un commento dello stesso senatore. Nel corso del processo, la difesa aveva eccepito, ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, l’insindacabilità delle dichiarazioni, sostenendo che fossero riconducibili all’attività parlamentare. Il Tribunale ha tuttavia ritenuto non fondata l’eccezione e ha proseguito il giudizio sino alla pronuncia della sentenza. La Consulta ha quindi annullato i provvedimenti adottati successivamente all’eccezione, inclusa la sentenza di condanna.
La decisione della Consulta ha chiarito che il Senato non si è pronunciato sul merito dell’insindacabilità delle dichiarazioni, ma il procedimento seguito dal Tribunale è stato considerato inadeguato. La Corte ha sottolineato che, qualora non si condivida la decisione adottata da quest’ultima, è possibile promuovere un conflitto di attribuzione. In questo caso, il Tribunale di Matera non ha rispettato le procedure previste, portando all’annullamento della condanna. La sentenza rappresenta un chiarimento importante sul ruolo del Senato nel processo giudiziario, in particolare riguardo all’insindacabilità delle dichiarazioni dei parlamentari. La Consulta ha ribadito che il Senato deve essere coinvolto prima che un processo proceda, garantendo un rispetto delle prerogative legislative. Questo caso potrebbe influenzare futuri procedimenti simili, stabilendo un precedente per la corretta attribuzione dei poteri tra i diversi organi dello Stato.



